Alta velocità, Prodi si nasconde nel tunnel

Matteoli: «Quel che sta succedendo in Val di Susa è anacronistico sotto tutti gli aspetti»

Antonio Signorini

da Roma

Loda il presidente della Repubblica ed esorta il centrosinistra a prendere una posizione precisa sulla linea ferroviaria ad alta velocità che attraverserà il Piemonte verso la Francia. Il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini interviene nel dibattito sulla Tav un giorno dopo l’attacco a Prodi sferrato da Lorenzo Cesa. Anche Casini, come il segretario del suo partito, attacca l’Unione per le indecisioni. Anche perché - osserva la terza carica dello Stato - la sinistra «ha grosse responsabilità in quella regione». E «quello che sta accadendo è molto grave: non possiamo - spiega riprendendo il ragionamento di Carlo Azeglio Ciampi - lamentarci dell’Italia tagliata fuori dall’Europa, un’Italia in cui la crescita rischia di essere diversa rispetto a quella di Francia e Germania, e poi avere le proteste che di fatto ci tagliano fuori dalle grandi reti infrastrutturali europee».
Per questo «tutte le forze politiche - auspica Casini - su questo tema sono chiamate alle assunzioni di una responsabilità precisa. Non ci possono essere finzioni e furberie». E nemmeno un’indecisione che minaccia «di paralizzare le opere pubbliche indispensabili. Le polemiche di oggi rischiano di essere autolesionistiche per il nostro Paese».
Un messaggio che sembra ritagliato su misura per Romano Prodi, anche ieri bersagliato dalle critiche del centrodestra per non avere ancora preso una posizione ufficiale sulla linea Torino-Lione. Ancora una volta la replica è toccata al portavoce del Professore. E ancora una volta la tesi è quella che Silvio Sircana aveva già esplicitato il 24 novembre rivolto alla sinistra radicale e il 30 novembre all’Udc. In sintesi: Prodi «lavora in silenzio». L’ex presidente della Commissione europea - è la formula utilizzata ieri - ha sempre considerato «molto importante questo tipo di infrastrutture per lo sviluppo del Paese». Però - precisa - «su questi temi non si possono prendere posizioni solo per finire sui giornali. Continuiamo ad avere presente il problema, a studiarlo con calma e ad ascoltare le diverse voci. Quando sarà il momento opportuno, faremo conoscere le nostre valutazioni».
Nessun commento da parte prodiana su Ciampi che anche ieri ha raccolto consensi nella Casa delle libertà, un commento entusiasta da parte del presidente di Infrastrutture Spa Andrea Monorchio e anche un «ringraziamento» da parte del ministro dell’Ambiente Altero Matteoli. Il capo dello Stato - secondo l’esponente di An - «ha centrato il problema: quello che sta succedendo in Val di Susa è anacronistico sotto tutti i punti di vista». Casini ha invece sottolineato il valore delle parole di Ciampi in quanto uomo di governo. «Il capo dello Stato - ha sottolineato - gira per l’Europa e vede come l’Italia rischia di perdere punti e di essere tagliata fuori dalle grandi reti infrastrutturali e sottolinea la necessità di non isolarsi». Conclusione: «Non possiamo limitarci a dire solo che ha ragione».
Il richiamo di Casini non è piaciuto ai Democratici di sinistra. «Io - ha protestato il capogruppo alla Camera Luciano Violante - non ho capito se ha parlato il presidente di uno dei due rami del Parlamento o il capo di un partito di maggioranza». Per quanto riguarda il richiamo del presidente della Repubblica, Violante propone una prospettiva diversa rispetto a quella di Casini. Ciampi - osserva l'esponente diessino - «per fortuna è stato molto chiaro su questo terreno: bisogna usare tutte le tecnologie moderne per evitare rischi, questa è la strada, e non la polemica tra parti politiche cui purtroppo questa volta il presidente della Camera non si è sottratto».
A sinistra l’unico a dire senza mezze parole che «la Tav deve essere fatta» è stato Antonio Di Pietro che ha anche proposto alla coalizione di ripartire proprio dalle parole di Ciampi. Ma il fronte anti-alta velocità non ci sta e rilancia invitando il capo dello Stato in Val di Susa appellandosi alla carta fondamentale della Repubblica: «Caro presidente, ascolti la voce di chi difende la Costituzione come fa lei» è l’appello di Comunisti italiani, Rifondazione comunista e Verdi.