Alta velocità in Veneto, scoppia il giallo sui fondi: dirottati sulla Napoli-Bari

Gli imprenditori sono infuriati per lo stallo e invocano l’intervento del governo I ministri Sacconi e Brunetta: &quot;Nessuno scippo, colpa dello stop imposto da Prodi&quot;. Il numero uno degli industriali Tomat: Brescia-Verona-Padova e Mestre-Trieste mai finanziate<br />

Capita spesso che a decidere il corso della vita, come il percorso di un treno, sia uno scambio. Di solito però non capita per caso. Ci deve pur essere qualcuno che alza una paletta o fa scattare quello scambio. Che instrada il treno, anche un treno ad alta velocità, verso la rotta giusta. O sbagliata.

Facciamo un passo indietro. Era l’inverno del 2005, faceva freddo, molto freddo. Si alzavano le barricate in Val di Susa. Si mobilitavano centinaia di poliziotti e carabinieri per arginare la protesta dei No-Tav decisi a bloccare i cantieri, a sabotare l’opera omnia per la quale l’Italia aveva speso la faccia e l’onore nei piani alti di Bruxelles: la grande linea ferroviaria che avrebbe unito l’Ovest all’Est dell’Europa. E fu un susseguirsi di incontri e scontri, di tavoli di consultazione e di una guerriglia che sembrava non spegnersi mai. E che ora si riaccende con nuovi protagonisti, perché la Tav, grande sogno degli anni a venire rischia di fermarsi a Treviglio. Che anche mettendoci un bel po’ di fantasia non è proprio Kiev, ovvero il capolinea previsto dal progetto. Della serie sigla scaccia sigla la colpa dell’affossamento di gran parte del tracciato della Tav sarebbe del Cipe che avrebbe deciso di non finanziare il tratto ad Alta velocità Brescia-Verona-Padova e di puntare piuttosto sulla Napoli-Bari. Apriti cielo. Da quarantotto ore il Veneto è percorso da molto più di un fremito di ribellione. Se il primo a tuonare contro il governo di Roma e i tre ministri veneti Brunetta, Sacconi e Zaia, che nulla avrebbero fatto per impedire questo colpo basso, è stato il governatore Galan ci ha messo del suo il capo degli industriali della regione, Andrea Tomat: «Nonostante si discuta della Tav fino a Trieste già dall’inizio degli anni Novanta, non sono mai state finanziate le tratte Brescia-Verona-Padova e Mestre-Trieste. La nuova linea ferroviaria è necessaria per collegare rapidamente l’Italia con i mercati emergenti dei Paesi dell’Est Europa. Con l’Expo 2015 alle porte appare quantomeno bizzarra la decisione di non collegarci adeguatamente con la Lombardia. Il Nordest che farà? Si muoverà con i vecchi intercity?». Chiamati in causa dalla reazione stizzita di Tomat, ieri Brunetta e Sacconi gli hanno scritto una lettera per puntualizzare le cose. «Sin dal 2001, governo Berlusconi, l’Alta velocità della direttrice Milano-Verona-Padova-Mestre-Trieste è stata considerata opera strategica essenziale del Paese e inserita nella legge Obiettivo.

Lo stesso governo Berlusconi riuscì a ridisegnare il cosiddetto Corridoio 5 trasformandolo nell’asse Kiev-Trieste-Venezia-Milano-Torino-Lisbona e farvi comprendere così la tratta Padana. Ma nella passata legislatura, governo Prodi, tutto è stato annullato. Ora, abbiamo riattivato i contratti per la tratta Milano-Verona mentre per la Verona-Padova, la cui progettazione è meno matura, si stanno completando gli adempimenti formali. Nel frattempo le Ferrovie hanno completato il tratto Padova-Mestre con un investimento di 400 milioni di euro. Oltre ai fondi per il Mose e alla tratta Alta velocità Milano-Verona, il Cipe ha approvato il passante di Mestre, la Pedemontana veneta, la tratta Verona-Padova, il collegamento ferroviario con l’aeroporto Marco Polo, l’ampliamento dell’A4 da
Quarto d’Altino a Villesse, il quadruplicamento della Verona-Fortezza.

Opere per oltre 20 miliardi di euro pari a oltre il 17 per cento degli interventi infrastrutturali per il Paese. Alla luce di questi numeri - concludono i ministri - risulta evidente come il Veneto, e più in generale tutto il Nord Est, siano tutt’altro che dimenticati da questo governo». In questo quadro di polemiche, precisazioni e confusione si è inserito ieri un intervento dei parlamentari vicentini della Lega Nord, il senatore Paolo Franco e i deputati Manuela Dal Lago e Manuela Lanzarin: «Siamo sconcertati da certe notizie infondate. Il Cipe nella seduta del 6 marzo non ha mai esaminato il finanziamento della Tav Brescia-Padova perché non era all’ordine del giorno ma anzi è stato ribadito che tra gli interventi da attuare entro il 2009 rientra anche la Tav Brescia-Verona-Padova».