AltaRoma Balestra hawaiano chiude le sfilate

Bando ai pensieri di crisi, Renato Balestra pensa con ottimismo a un futuro rosa pallido, come l’abito della sua sposa. E porta in passerella una collezione coloratissima, vivace e hawaiana: piccoli parei, meravigliosi boleri di ricami traforati, gilet con fiori tropicali e abiti pieni di grandi pois e righe bianche, rosse e blu.
Ma è proprio lo stilista che chiude al Santo Spirito in Sassia le sfilate di AltaRoma a lanciare il guanto della provocazione, alimentando le polemiche su questa edizione molto scarna e low profile. «Ai vertici di AltaRoma - dice Balestra - servono persone che fanno moda da anni e conoscono il settore. Non gente improvvisata. Basta vedere come hanno organizzato quello che doveva essere il gala della moda. Senza glamour. Ma l’alta moda è glamour. E poi, con le mostre volute dall’attuale gestione non si costruisce una settimana di alta moda, quelle possono essere solo un contorno delle passerelle».
Il vertice di AltaRoma, che è in scadenza a marzo, non sembra però intenzionato a invertire la tendenza e la presidente Nicoletta Fiorucci annuncia per luglio una mostra, a cura dell’architetto Mario Lupano, sulla moda degli anni Venti e Trenta, e sul dress code dell’Italia fascista. Tra un anno, poi, dovrebbe essereci la mostra fotografica su Ugo Mulas. Tra gli ospiti di quest’estate, però, si spera di avere almeno un grande nome. Magari Giambattista Valli. Inoltre, si corteggiano giovani stranieri, come lo stilista indiano Manisha Arora e il duo di Los Angeles RodArte. Sui nuovi talenti e la formazione si vorrebbe anche aprire un dibattito coinvolgendo il ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini. «Siamo ad un passo dal rilancio - assicura la Fiorucci-: Roma potrà tornare ad essere capitale dell’alta moda».
La capitale vuole avere soprattutto un ruolo di talent scout e dunque sono particolarmente importanti le scuole romane di moda, come l’Accademia Koefia e l’Accademia di Costume e moda. La prima ha allestito una mostra, «Sculture in tela», al Museo Boncompagni Ludovisi: 25 abiti-scultura in tela degli allievi, in suggestivi tableau vivant. Compresa l’installazione di 2 metri dell’artista Lucia Flego Self-confident Bride, scelta come immagine della Triennale di Tournai , in Belgio. Una sposa vestita di 40mila fascette di plastica bianca per elettricisti.
Arlecchini chantosi e creature floreali in versione hi-tech, ma anche suffragette della Belle epoque e armature futuriste hanno sfilato ieri sulla passerella dell’Accademia diCostume e moda. Gli undici giovani stilisti del «final work», hanno presentato abiti ispirati a luoghi di Roma, dal centro archeologico alla multietnica Piazza Vittorio. Alla fine la giuria ha premiato per i suoi originali modelli di lana Gloria Ercolani.
Hanno sfilato ieri anche le fate vestite da Tony Ward, con abiti ricchi e lucenti, tanti ricami, drappeggi, plissè. «Ogni volta che sfilo a Roma - dice lo stilista libanese -aumentano gli ordini e le clienti».
Fuori calendario, invece, l’omaggio alla leggendaria Rosa di Damasco dello stilista di origini siriane ma che vive ad Abu Dhabi, Rami Al Ali. Sulla passerella di un grande albergo fa sfilare abiti dai tagli rigorosi e dalle forme morbide con colori pastello o madreperla.