AltaRoma finisce tra cigni e polemiche

Finora era definito «stilista emergente», ma stavolta è lui a chiudere le sfilate di AltaRoma. Camillo Bona lo fa all’insegna del buon gusto e dell’alta sartorialità, con abiti dalle pennellate impressioniste date dalla sovrapposizione dei tessuti, che sfumano i colori su tessuti come la raffia e le sete pregiate e disegnano silhouette a vita bassa. Vincendo la sua naturale timidezza Bona critica AltaRoma che troppo spesso «privilegia la quantità alla qualità, invece di selezionare meglio gli stilisti in calendario».
Ma un segnale positivo lo dà il giovane Albino, uscito dall’Accademia di Costume e Moda di Roma, premiato al concorso «Who’s on next?» di AltaRoma e Vogue Italia, che dopo essere diventato famoso sulle passerelle di Milano e Parigi, torna nella capitale come ospite d’onore, presentando magistrali petite robe costruite ma morbide, con accenni di maniche a palloncino, corpini di pelliccia, piccoli cappotti goffrati. «Ciò che amo di più è trattare i tessuti rigidi, giocando sui volumi per renderli comodi». Il libanese Tony Ward veste le principesse con originalissime frange di plastica che creano sirene iridescenti, s’ispira agli anni ’50 e crea una sposa in stile Charleston. È invece un cigno con coda piumata, ma nude-look, la sposa della russa Yulia Yanina, che ha come testimonial l’ex-miss Universo Oxana Fedorova. Per AltaRoma è iniziata una nuova fase dopo l’addio di Stefano Dominella, manager della Gattinoni che ieri ha ricevuto dal Quirinale l’onoreficenza di Grand’Ufficiale. Per la neopresidente di AltaRoma Nicoletta Fiorucci, il vice Sandro de Castro e l’amministratore delegato Adriano Franchi il bilancio è positivo, ma in futuro ci sarà una selezione più seria, forse un omaggio a Lancetti dopo quello a Schubert, nuove location nei musei Maxxi e Macro e si raccoglieranno i frutti del progetto triennale per l’Ethical Fashion, con Onu e Wto.