Alte concentrazioni di emoglobina possono provocare danni cardiaci

Il problema dei dosaggi occupa e preoccupa clinici e farmacologi. Ogni volta che si prescrive una terapia si rischia di non ottenere i risultati sperati perché le dosi si rivelano eccessive. Questo delicatissimo tema è tornato d’attualità dopo uno studio internazionale condotto su 5100 pazienti anemici curati con eritropoietina. Gli autori dello studio hanno elaborato una metanalisi analizzando ben 9 trials, selezionando quelli in cui i pazienti erano stati trattati con eritropoietina umana ricombinante per almeno tre mesi. Tutti i pazienti di questi trials soffrivano di anemia e questa anemia era la conseguenza di una insufficienza renale cronica. È stato dimostrato che nei soggetti curati con una concentrazione-bersaglio di emoglobina molto alta era maggiore, sebbene di poco la mortalità e c’erano casi di trombosi. Entrambi questi risultati, definiti «interessanti ma non preoccupanti» dagli autori dello studio, non sono stati registrati nei pazienti curati con basse concentrazioni di emoglobina o, più spesso, con concentrazioni «normali».
L’interpretazione che se ne può ricavare è abbastanza semplice: ciò che può nuocere non è l’eritropoietina ma l’eccesso di eritropoietina. Aumentarne le dosi nella convinzione di ottenere risultati più rapidi e più sicuri è un grave errore. Lo studio «raccomanda» di evitarlo. Il professor Giuseppe d’Amico, figura di riferimento dell’area della nefrologia, si dichiara contrario ai dosaggi eccessivi; ma ribadisce che nell’insufficienza renale acuta, pericolosissima, non si può fare a meno di questa sostanza. «Senza eritropoietina - afferma - dobbiamo rinunziare alla dialisi, ciò significa togliere ogni speranza ai 45mila italiani che ricorrono a questa terapia per sopravvivere».