Da «alternativa» a «rinnovabile» Il governo stanga l’energia pulita

La prossima Finanziaria stanga i cittadini virtuosi che per il riscaldamento hanno scelto l’energia alternativa. Un salasso di 97 euro all’anno per chi vive in un appartamento di 70 mq, oltre 152 euro per 110 metri. Per non parlare dei 2 milioni e 500mila euro che il semplice cambio di una parolina costerà al Comune per erogare il servizio calore a scuole ed edifici pubblici. Fonti «rinnovabili» al posto di «alternative» sta scritto al disposto della Legge finanziaria 2007 sul risparmio energetico che introduce l’Iva al 10 per cento a chi riscalda la propria abitazione con energia prodotta da «fonti rinnovabili o da impianti di cogenerazione ad alto rendimento». Iva agevolata, dunque, solo per le fonti rinnovabili, per gli altri si risale al 20 per cento. «Tradotto - spiega il neo segretario milanese dell’Udc Luca Ruffino - paghi meno solo se la fonte è termica, eolica o con biomasse. Tutte tipologie molto scarse al Nord. Altrimenti aliquota ordinaria e rincaro del 10 per cento. Questo significa che Pecoraro Scanio o chi per lui si è dimenticato dell’energia prodotta da fonte alternativa, ugualmente pulita». Dal ministro verde, dunque, una mazzata per chi ha scelto di convertire gli impianti da combustibile liquido a gassoso. E questo proprio nel giorno in cui il governatore Roberto Formigoni, annuncia nuovi bandi per 20 milioni di euro in contributi per l’installazione di sistemi di teleriscaldamento. Già molto diffusi a Milano dove Aem, la municipalizzata dell’energia, ha da tempo intrapreso la via della termovalorizzazione. E dove l’impianto modello Silla 2 e quelli di cogenerazione di Famagosta servono già 40mila famiglie con energia alternativa. «Il ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio - chiede allora l’Udc con Ruffino - prima della prossima stagione termica che inizierà il 15 ottobre, emetta una circolare attuativa che autorizzi l’applicazione dell’aliquota Iva al 10 per cento anche per la fornitura di energia prodotta da fonti alternative».