Con Altman e le Dixie Chicks la sinistra si tuffa sul country

Nel nuovo film del regista e in «Brokeback Mountain» vanno di moda i brani tradizionali

Michele Anselmi

Vi prego, non dite più che il rock è di sinistra e il country di destra. Naturalmente esiste country e country. E d’altro canto ci vuole poco sullo schermo - chi non ricorda i tronfi Good Ole Boys from Nashville cucinati a dovere dai Blues Brothers nell’omonimo film? - a ridicolizzare una certa, diffusa idea di quella musica: vissuta come reazionaria e bigotta o, nei casi migliori, smiagolante e dolciastra. Però qualcosa sta cambiando se proprio la country music, sia pure nelle sue derivazioni più acustiche e folk, sta tornando di gran moda in film unanimemente ritenuti «progressisti».
Qualche esempio? Be’, segreti di Brokeback Mountain a parte, due giorni fa Altman ha fatto il pieno di applausi a Berlino con il suo A prairie home companion, inzeppando di classici come Red river valley e Will the circle be unbroken la sua commedia radio-corale ambientata in Minnesota. E proprio in Minnesota ci riporta il Dylan di Girl from North Country, citato, insieme ad altri, nella colonna sonora di North Country, dove l’operaia di miniera Charlize Theron combatte la sua battaglia contro le molestie sessuali. E che dire di Le tre sepolture di e con Tommy Lee Jones? A due celebrità del giro country, Dwight Yoakam e Levon Helm, il ruvido attore-regista che detesta Morricone ha riservato ruoli di tutto rispetto, disseminando la ballata funeraria di canzoni texane neanche tra le migliori. Non basta. L’eroico-patetico viaggio di Felicity Huffman in TransAmerica è totalmente scandito da arie popolari, in un rincorrersi suggestivo di mandolini, chitarre, violini, dobro e banjo. Del resto, significherà pure qualcosa che George Clooney, fattosi «doppiare» alla voce da Dan Tyminsky nel burlesco Fratello, dove sei?, venga dal Kentucky, patria della musica bluegrass? O che Al Gore, già vicepresidente con Clinton e forse domani con Hillary, sia puro figlio del Tennessee? Poi, ci mancherebbe, ognuno ascolta quel che gli pare. L’importante è non affibbiare ai propri disgusti etichette sprezzanti, all’insegna del politically correct. Sicché se Pete Seeger intona in un college universitario The land is your land siamo di fronte a un must democratico; mentre se Ricky Skaggs canta al Ryman Theatre di Nashville Down to the valley to pray ecco il baciapile battista.
Ma forse, anche nella percezione comune, qualcosa sta cambiando. Odiate da Bush, le tre texane Dixie Chicks - sexy, pimpanti, divissime - hanno sparato a zero nei concerti contro la guerra in Irak, patendo appena qualche boicottaggio radio in quel profondo Sud dal quale vengono. Sono lontani, insomma, i tempi nei quali K.D. Lang veniva messa al bando per essersi dichiarata lesbica e vegetariana. E un altro texano doc come Lyle Lovett, ex marito di Julia Roberts e aguzzo volto prediletto di Altman sin dai tempi di America oggi, ha mostrato di saper intrecciare sonorità rock-folk, testi bizzarri di rara perfidia e atteggiamenti anticonformisti, trasformandosi in una sorta di Tom Waits del West.
Domanda: è il country ad essersi buttato a sinistra annusando l’aria che tira o è la sinistra ad essersi liberata di qualche pregiudizio? Vai a sapere. Vero è che un certo schematismo estetico-ideologico (al quale non è estraneo l’influsso svolto dal film Nashville) ha finito col connotare tout court come «di destra», quindi «patriottica» o peggio «razzista», la musica di derivazione rurale. Cappelloni e stivali sono diventati, per molti, sinonimo di irredimibile beceraggine repubblicana. Quasi fosse decisivo sapere come votava Johnny Cash per commuoversi al ritmo di I walk the line.