Da Altman a Faenza, Medusa festeggia lanciando trenta nuove pellicole

La casa cinematografica fa il bilancio di dieci anni di attività: 420 film distribuiti e 530 milioni di euro investiti

Cinzia Romani

da Roma

Signora grandifirme festeggia il proprio decimo anniversario, restando in linea smagliante. Dopo avere misurato le sue forme nel tempo, che magari gliele ha persino migliorate, rendendole più abbondanti, ma armoniose, Medusa Film si mette in vetrina per la stagione ventura (ma il patron Giampaolo Letta preferisce pensare all’antica, vedendo già nell’estate il principio di quanto verrà) e lo fa con ragionato orgoglio. Dieci anni di successi e di incursioni nei più vari ambiti dell’attività cinematografica, d’altronde, fanno bene. Dalla distribuzione alla produzione, dallo home video all’esercizio, la Casa dal logo medusaceo, tanti serpenti in testa quante idee, ha ormai consolidato posizioni di vertice, proprio com’era nel cuore del rimpianto Carlo Bernasconi. «La nostra formula deriva dall’impronta di Bernasconi, sviluppando lavoro a tutto campo. Perché la nostra linea editoriale è di non avere nessuna linea», spiega Giampaolo Letta, sotto agli stucchi e alle edere affrescate della Casina Valadier, dove si è svolta la conferenza stampa di presentazione dei film prossimi venturi.
Ma diamo i numeri della Medusa: la distribuzione annovera 420 film, 148 dei quali italiani, tra pellicole prodotte, co-prodotte e finanziate; il totale degli investimenti va a quota 530 milioni di euro, mentre per la promozione sono stati spesi 120 milioni di euro. Complessivamente, i film italiani sono stati visti da 80 milioni di spettatori, con un incasso di 350 milioni di euro. Sulla base di questi dati, si può affermare che Medusa sia la prima Casa di distribuzione, capace di mettere in difficoltà le majors americane e «gli amici concorrenti», per dirla con l’ossimoro di Giampaolo Letta. Il quale annuncia: «Da fine agosto, profonderemo grande impegno negli investimenti. Prevediamo d’investire 80-90 milioni di euro, suddivisi al cinquanta per cento tra titoli stranieri ed italiani. Senza contare che, a fine anno, sbarcheremo al MoMa di New York, portandovi 15 film italiani di vario genere, per donarli alla locale cineteca, che gode della supervisione di Martin Scorsese, esigente quanto a titoli italiani». Intanto, il listino (che comprende 30 titoli) sembra costruito sulla forza degli autori: si va dal film d’azione Seven swords (Sette spade) del maestro Tsui Hark, capolavoro visionario ed evento d’apertura al Festival di Venezia 2005 al thriller di Woody Allen, Match point, uno dei film più applauditi al festival di Cannes 2005, con una Scarlett Johansson intensa; da I giorni dell’abbandono di Roberto Faenza, che lascia alla straordinaria Margherita Buy il compito di esprimere l’amore tradito, già al centro dell’omonimo best-seller di Elena Ferrante a Profumo di Tom Tykwer (il regista di Lola corre), ancora una storia ispirata all’omonimo libro di Patrick Sueskind, con Dustin Hoffman nel ruolo d’un serial killer, che cerca «il profumo dei profumi». E poi, in ordine sparso: Michael Clayton di Tony Gilroy, pellicola d’azione col tenebroso Clooney protagonista; Oliver Twist di Roman Polanski, tratto dal celebre romanzo di Dickens; The good shepherd di Robert De Niro, misteriosa storia della Cia, con De Niro e Angelina Jolie; A prairie home companion di Robert Altman, pronto a dirigere due mostri sacri come Michelle Pfeiffer e Meryl Streep in un film drammatico; The departed di Martin Scorsese, epica spy-story che allinea Leo Di Caprio, Matt Damon e Jack Nicholson; The interpreter con Nicole Kidman e Sean Penn.
Quanto agli italiani (anche qui ne citeremo solo alcuni), riecco Muccino, Ozpetek, Salvatores, Aldo, Giovanni e Giacomo, Carlo Vanzina, registi che non hanno ancora un titolo definitivo da dare in pasto al pubblico. Contrariamente a Paolo Virzì, che col suo N (un altro bestseller di Ernesto Ferrero) narra l’esilio di Napoleone, avvalendosi di Daniel Auteil e Monica Bellucci e a Giuseppe Tornatore, che torna con La sconosciuta.