Alto Adige, partiti tedeschi divisi sull’autodeterminazione

Padania </B>Accantonata l’indipendenza, agli elettori non basta la devoluzione

«60 anni accordo di pace - 60 anni autodeterminazione negata», è il titolo del dibattito organizzato ieri dagli Schuetzen all’Accademia Cusano di Bressanone. Gli Schuetzen, letteralmente il nome significa corpo di «tiratori scelti», si considerano patrioti e depositari delle tradizioni tirolesi e da decenni si battono per l’indipendenza dell’Alto Adige dall’Italia. In occasione del 60° anniversario della firma dell'accordo Degasperi-Gruber, che ha segnato definitivamente il passaggio del territorio alla sovranità italiana hanno organizzato un incontro per ribadire il diritto all’autodeterminazione.
L'onorevole Karl Zeller ha ribadito che «per la Svp la strada da seguire è quella dell'autonomia portando sempre più competenze alla Provincia». Eva Klotz (Union fuer Suedtirol) e Pius Leitner (Freiheitlichen) hanno invece salutato con favore il disegno di legge, del senatore a vita Francesco Cossiga, per un referendum sull'autodeterminazione che prima dell'estate aveva suscitato tanto scalpore. «Si tratta - hanno detto - dell'unica proposta valida per l'Alto Adige».
Il consigliere provinciale verde Hans Heiss ha invece auspicato un ulteriore rafforzamento dell'autonomia e uno scambio permanente tra tedeschi e italiani.
In questi giorni gli Schuetzen hanno ricordato con alcune iniziative gli avvenimenti di 60 anni fa, quando alla popolazione di lingua tedesca con il trattato di pace di Parigi venne negato dagli Alleati il ricorso all'autodeterminazione per poter ritornare con l'Austria. Una scelta politica che ha portato a lunghi anni di tensione sul territorio, sfociati anche in attentati dinamitardi e nell’intervento dell’esercito italiano. Quella che per gli indipendentisti altoatesini rappresenta una seconda violenza dopo quella subita nel 1918 quando il territorio, alla fine della prima guerra mondiale era stato assegnato all'Italia, dopo la sconfitta dell’Austria.
Sabato, 2 settembre, gli Schuetzen, per protesta avevano acceso grandi fuochi lungo i confini meridionali dell'Alto Adige. Domenica scorsa, hanno invece organizzato un raduno sul futuro dell'Alto Adige a Castelfeder, vicino Montagna, nella Bassa Atesina, a sud di Bol.