Altolà di Casini alla mozione di sfiducia

Il presidente della Camera: «Ogni atto dev’essere compatibile con i principi Ue»

da Roma

Il Quirinale è fuori gioco, il governo ha, come spiega Berlusconi, «le mani legate» e la Bce sostiene che la materia non è di sua competenza. Fort Koch resiste. L’attacco frontale è andato a vuoto, le richieste di fare un passo indietro ancora peggio e ora gli assedianti stanno cambiando strategia alla ricerca del cavallo di Troia giusto. Così, per rimuovere don Antonio, resta solo la via parlamentare: forzare la mano con una mozione bipartisan di sfiducia? Impossibile, avverte Pier Ferdinando Casini. «La presidenza della Camera - si legge in una nota di Montecitorio - nel pieno rispetto del dibattito politico in corso, precisa che ogni eventuale iniziativa dovrà essere compatibile ai fini dell'ammissibilità con i principi e con le procedure stabiliti dal trattato istitutivo dell'Unione europea».
Rimane quindi un’ultima via, un ordine del giorno legato in qualche modo alla riforma del risparmio e all’emendamento sulla durata del mandato. Contatti, trattative sottotraccia, gran lavorio diplomatico per preparare un testo condivisibile. «Serve una riforma collegiale e trasparente», avverte il ministro Gianni Alemanno. Gianni Letta chiama Piero Fassino per trovare una sponda. «Sì - racconta il segretario della Quercia - Letta mi ha telefonato e mi ha detto che il governo era orientato verso la ricerca di un atto parlamentare. Gli ho dato una risposta a caldo: se si deve fare un atto parlamentare, deve essere fatto in connessione con la riforma della Banca d’Italia». Il negoziato prosegue tra qualche difficoltà: la Cdl non vuole buttare all’aria il precedente faticoso accordo di maggioranza, l’Unione non vuole aiutare il governo «gratis». E intanto il governatore resta al suo posto.
Ma è intorno a questa ipotesi che potrebbe maturare la soluzione del caso. Ci vorranno mesi, ci vorrà anche un accordo molto ampio. «La strada istituzionalmente più corretta - dice Francesco Rutelli - è che il Senato voti il provvedimento sul risparmio e in quella sede pure le modifiche a Bankitalia. Terminato questo iter si presenti un odg contenente i giudizi sulla vicenda che possono accomunare maggioranza e opposizione». Su questo, insiste Rutelli, «nessuna titubanza da parte dei Ds», il centrosinistra è d’accordo: «Ho sentito Prodi e Fassino, è uno schema condiviso, al di là di qualche dichiarazione». Come quella pessimista di Massimo D’Alema: «Sinceramente non credo che si possa arrivare a una sfiducia parlamentare del governatore». O come quella di Enrico Letta, che insiste nel chiedere «una mozione parlamentare bipartisan».
Ma l’idea di una mozione, accarezzata inizialmente dal governo, dopo il no di Casini ha rapidamente perso quota. «È una cosa tecnicamente impossibile - spiega Guido Crosetto, responsabile Credito di Forza Italia -. Non esiste proprio la possibilità, perché le mozioni sono sottoposte a un vaglio preventivo e una di questo tipo sarebbe irricevibile, non rientra nei poteri delle Camere. Dobbiamo intervenire sulla riforma di Bankitalia». Per Renato Brunetta, consigliere economico di Palazzo Chigi, «il Parlamento non può chiedere le dimissioni di Fazio, sarebbe un vulnus istituzionale». Per Giuseppe Fioroni, Dl, «creerebbe un precedente pericoloso e forse non è lo strumento più idoneo anche alla luce della normativa europea». E per Roberto Calderoli la mozione dovrebbe farla il Consiglio superiore di Bankitalia, ma «per riaffermare la fiducia ad Antonio Fazio».