Altolà di Castelli al giudice: illegale celebrare unioni gay

Francesca Angeli

da Roma

«Questo Pacs il magistrato Palombarini non l’ha da fare». Neppure simbolicamente. Il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, nel ruolo di novello Don Rodrigo guasta la festa di Renzo e Lucia. Anche se in questo caso si tratterebbe per lo più o di due Renzi o di due Lucie. La festa in questione è quella organizzata dall’Arcigay e da molte altre associazioni (non soltanto di omosessuali) per sabato prossimo 14 gennaio a Roma in piazza Farnese. Una manifestazione che prevede la sottoscrizione pubblica per un gruppo di coppie dei cosiddetti Pacs, i patti civili di solidarietà tra conviventi che non intendono sposarsi né civilmente né in chiesa ma vogliono veder riconosciuti determinati diritti sociali, fiscali ed economici. Coppie etero o omo che saranno per lo più formate da politici che hanno aderito all’iniziativa. Si tratta ovviamente di una cerimonia esclusivamente simbolica, visto che da noi i Pacs non sono riconosciuti mentre sono legge da tempo in Francia. In altri Paesi europei, come Spagna, Olanda e Belgio, anche le coppie dello stesso sesso possono contrarre regolare matrimonio.
Nulla da dire sulla manifestazione da parte del Guardasigilli che però ha da dire molto invece sull’opportunità che a officiare il rito simbolico sia un magistrato della Corte Suprema di Cassazione, ovvero Giovanni Palombarini, visto che si tratta comunque di un gesto contrario alle leggi vigenti. E non solo perché la manifestazione secondo Castelli «offende la sensibilità di molti italiani e va contro i principi costituzionali, etici e religiosi del nostro Paese». Il ministro invita Palombarini a rinunciare anche perché, dice «una manifestazione di questo genere, che ha connotati chiaramente politici, è certamente lecita per un libero cittadino, ma assume rilevanza assai grave se questo cittadino è anche magistrato della Suprema Corte». Insomma per Castelli non possono esserci dubbi sul fatto che «un magistrato, indipendentemente dalle sue idee, deve difendere nonché far applicare la Costituzione e le leggi della Repubblica». E invece, aggiunge Castelli, Palombarini «con questa cerimonia, seppur simbolicamente» viola queste leggi «rischiando così di arrecare compromissione del prestigio e della credibilità dell'ordine giudiziario, e di rendersi immeritevole della fiducia e della considerazione di cui deve godere un magistrato».
Ovviamente l’iniziativa del ministro provoca l’alzata di scudi prima di tutto degli organizzatori della manifestazione e poi di molti rappresentanti della sinistra. In testa l’ex presidente di Arcigay, Franco Grillini, ora deputato della Quercia. «Stupisce che il ministro della Giustizia Castelli contesti una iniziativa lecita, legale e incontestabile in un regime democratico - dice Grillini -. Gli ricordiamo che l'Italia non è una dittatura clericale e che buona parte dei cittadini e dell'opinione pubblica democratica legge la Costituzione in riferimento alle famiglie di fatto in un’ottica diversa dalla sua». Il radicale Daniele Capezzone, della segreteria della Rosa nel pugno, sfodera l’arma del sarcasmo: «Castelli aspira alla speciale carica di ministro della repressione del vizio e della promozione della virtù». E in difesa delle libere scelte di Palombarini interviene pure l’Associazione Nazionale Magistrati. I magistrati, dice l’Anm, hanno gli stessi diritti degli altri cittadini, compreso quello di partecipare a manifestazioni di «tipo sociale».
Pronta la controreplica di Castelli. «Non è vero che un magistrato ha gli stessi diritti degli altri cittadini: ne ha molti di più - puntualizza il ministro -. E quindi ha anche molti più doveri tra cui anche quello non soltanto di essere ma anche di apparire al di sopra delle parti».