Altolà ds a Rutelli: basta manovre centriste

Il segretario Dl esclude un ritorno al proporzionale prima del voto: «Ma la riforma è possibile a metà della prossima legislatura»

Laura Cesaretti

da Roma

I ds suonano l’allarme contro le manovre centriste guidate da oscuri «poteri forti». Il numero due di Fassino, Vannino Chiti, nel giorno in cui Follini e Rutelli dialogano in quel di Telese, dà l’altolà al dialogo tra i «moderati» delle due sponde proposto da Mastella a Margherita e Udc, e denuncia: le ipotesi di Grande Centro piacciono «ad alcuni pezzi del ceto politico e ad alcuni centri dell'economia e della finanza», che tentano di spingere i questa direzione. Ma, avverte, «sono controcorrente rispetto all'orientamento dell'opinione pubblica e trovano molte altre forze, in primo luogo i Ds, contrari». E dunque stia in guardia chi «vuole uscire dal sistema bipolare», perchè «avrà amare sorprese, rischiando di sbattere la faccia contro la volontà della stragrande maggioranza dei cittadini», e della Quercia in particolare. Che, a mo’ di sfida a Rutelli, intende invece rilanciare dopo il voto quel «grande obiettivo di costruire una Federerazione dell’Ulivo», tradito da chi (la Margherita) ha stoppato la lista unitaria.
Francesco Rutelli, dal canto suo, sta bene attento a non offrire il fianco ai sospetti, e stoppa le avances Udc sul ritorno al proporzionale: la legge elettorale, dice, «non si può cambiare a sei mesi dalle elezioni», e sull’abbandono del maggioritario «non c'è consenso nel centrodestra e neanche nell'opposizione». Ma lascia aperto uno spiraglio: la riforma elettorale che non si può fare ora potrebbe essere fatta «a metà della prossima legislatura». Ossia in quella fase cruciale che secondo gli auspici o i timori di molti potrebbe vedere la crisi di un futuro governo Prodi e il riavvicinamento delle due «mezze mele» centriste, secondo l’immagine usata da Giuliano Amato e subito entrata nell’immaginario politico di fine estate. E Rutelli lancia anche un avvertimento a Prodi e agli alleati: «Se questa coalizione si sbilancia troppo a sinistra, perdiamo le elezioni». Ma chiude la porta alla sfida diessina sul soggetto unitario dell’Ulivo: «La decisione (contro la lista unica, ndr) è stata presa dal mio partito con una maggioranza molto ampia», e se Prodi o Fassino provassero a riproporre la questione «quella maggioranza sarebbe ancora più larga». E Follini non si è lasciato sfuggire l’occasione per sottolineare che così Rutelli «ha contraddetto Prodi su un punto fondamentale», e che dunque al di là delle apparenze la questione della leadership nel centrosinistra «è ancora aperta». Ma anche dentro la Margherita ci si punzecchia sulle tentazioni centriste. Il prodianissimo Monaco attacca Enrico Letta che ha promosso un «pensatoio» sullo sviluppo di giovani politici delle due sponde: «Ex giovani, ora adulti, che per di più si sentono classe dirigente, darebbero un contributo se non indulgessero alla retorica del centro, portando acqua al mulino di chi mira ad affossare il bipolarismo», attacca Monaco.