Altolà alla Lega: no alla legge del taglione

Anna Maria Greco

da Roma

No alla legge del taglione, alla giustizia sommaria e alle accuse razziste agli immigrati. Il vicepremier Gianfranco Fini e il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu oppongono un muro alle esasperazioni leghiste. Ad episodi criminali come lo stupro di Bologna e poi quello di Milano, sostengono, si risponde con uno Stato forte e la certezza della pena.
«Il problema della criminalità - dice Fini - non è un problema collegato ad un gruppo etnico e pensare che tutti i delinquenti siano clandestini mi sembra una cosa che non corrisponde alla realtà e alla verità». Per il ministro degli Esteri e leader di An alle proposte di «castrazione chimica» firmate dal ministro Roberto Calderoli bisogna opporre «grande equilibrio e idee chiare». E ci sono sia l’uno che le altre nella legge sull’immigrazione che porta il suo nome e quello del leader del Carroccio Umberto Bossi. Bisogna andarne «fieri», secondo Fini, perché quelle norme sono basate sulla solidarietà e prevedono «integrazione» per chi è in regola e «severità» per i clandestini. Fini aggiunge che non si può mai generalizzare, pensando «che chi arriva in Italia senza rispettare le regole poi in qualche modo sia costretto ad atteggiamenti delinquenziali».
Quanto a Pisanu, risponde con i fatti alla levata di scudi leghista: cioè con l'arresto dei presunti responsabili dello stupro della ragazza di Bologna. «La risposta delle istituzioni - avverte - è la garanzia migliore contro ogni tentazione di giustizia sommaria». Il titolare azzurro del Viminale cita la polizia, che ha individuato «rapidamente» i sospettati, ringrazia i cittadini e il Comune per «l'esemplare collaborazione» e si dice certo che ora anche la magistratura saprà essere «sollecita e severa». Come a precisare che se ognuno si muove bene nell’ambito dei suoi doveri e delle sue competenze, la macchina pubblica funziona. E non serve altro.
Pisanu, che mercoledì 29 risponderà nell’aula del Senato sui temi della sicurezza e dell’immigrazione, ribadisce l’impegno del ministero nel contrastare i flussi di stranieri clandestini e lancia un appello «alla comunità onesta e laboriosa degli immigrati regolari di Bologna», perché proceda sulla via dell'integrazione e contribuisca «attivamente ad emarginare i violenti che la disonorano».
Sulla stessa linea il ministro di Fi per le Pari opportunità, Stefania Prestigiacomo. Lo stupratore, spiega, va «punito duramente» applicando le «buone leggi che ci sono ed attrezzandoci con nuove iniziative», ma è necessario anche «un grande senso dell'equilibrio per evitare sull'onda emozionale reazioni xenofobe». La Prestigiacomo annuncia che sarà presto attivo in Italia un numero verde nazionale contro la violenza sulle donne, attivo 24 ore su 24 e rivolto anche alle extracomunitarie, che metterà in contatto le vittime di violenze con le strutture di assistenza presenti sul territorio. L'obiettivo del progetto è anche quello di far emergere il sommerso, «purtroppo ancora vasto».
Un’altra voce femminile è quella di Viviana Beccalossi di An, vicepresidente della Regione Lombardia. «Il reato di stupro - dice - deve essere assimilato a quello di omicidio volontario». Poi precisa che non tutti i delinquenti sono clandestini, «ma molti, anzi, troppi clandestini sono delinquenti» e chiede che chi si macchia di reati come lo stupro sia rispedito subito nel suo Paese, «con la certezza che non possa mai più tornare in Italia».
Insiste più sulla «certezza della pena» Isabella Bertolini, coordinatrice di Fi in Emilia Romagna, che la considera «il miglior deterrente per evitare il ripetersi di simili episodi». L’azzurra aggiunge che anche la sinistra, come la Cdl, dovrebbe fare propria «una cultura della legalità».
Alessandra Mussolini, leader di Alternativa sociale, suggerisce invece di prevedere il gratuito patrocinio per le vittime di stupri e violenze.

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