Un’altra clinica «malata»: 4 indagati

Da una clinica all’altra. Ieri è toccato alla casa di cura privata Villa Turro aprire le porte ai finanzieri. Con un mandato di perquisizione firmato dai Pm Tiziana Siciliano e Sandro Raimondi i militari delle Fiamme gialle hanno portato via circa duemila cartelle cliniche archiviate negli uffici amministrativi insieme ai file di alcuni computer. Anche questa volta l’inchiesta riguarda la truffa al servizio sanitario nazionale. L’ipotesi è che Villa Turro, che fa parte del gruppo San Raffaele, nei documenti facesse apparire come ricoverate persone che in realtà avevano effettuato a casa il polisonnogramma, un esame per valutare la curva del sonno. Un meccanismo per ottenere maggiori rimborsi dalla Regione e che la Procura contesta, curiosamente, per 621 pazienti testati con il polisonnigrafo su un totale di 7mila esaminati nel 2005.
Villa Turro è la sesta clinica messa sotto indagine. I due pm sono partiti dal San Carlo, poi sono passati all’istituto Ortopedico Galeazzi, all’istituto clinico Sant’Ambrogio, all’Istituto San Siro e al Policlinico di San Donato. Tutto ruota attorno al «codice 864». Tre cifre che, a quanto pare, compaiono in molte, troppe cartelle cliniche. Ma proprio qui si consumerebbe la truffa. Secondo i Pm, gli uffici amministrativi delle cliniche apporrebbero il «codice 864» alle cartelle cliniche anche in assenza di interventi gravi, proprio per ricevere una quantità maggiore di denaro.
La stessa formula utilizzata da Poggi Longostrevi, il proprietario del centro di medicina nucleare finito in carcere nel maggio 1997 e poi morto suicida. Succedeva dieci anni fa. Ed ora un nuovo scandalo si è abbattuto sulla sanità milanese, con sviluppi ancora tutti da decifrare.
In particolare, nel caso di Villa Turro, la procura di Milano ipotizza che i responsabili dell'istituto facevano figurare ricoveri in realtà mai avvenuti di pazienti sottoposti all’esame del polisonnigrafo. Stando a quanto si legge nel decreto di perquisizione, nel 2004 Villa Turro faceva risultare 621 pazienti ricoverati, nel 2005 erano 606 con una media di permanenza di 3 giorni e punte di 17 giorni. Dalle informazioni avute i pm spiegano che i pazienti eseguono il polisonnogramma a casa con l'apparecchio fornito dalla struttura e vanno in ospedale solo il giorno dopo al fine di far scaricare i dati. Per far risultare il ricovero c'è bisogno della presenza fisica del paziente e della compilazione della scheda di dimissioni dalla clinica.
I pm ipotizzano che tali condizioni non sarebbero state rispettate: «Ci sono fondati indizi tali da far ritenere che i dati riportati nelle schede siano stati formulati con l'intento di frodare il sistema sanitario nazionale... Appare opportuno esaminare le cartelle cliniche nella loro interezza».
Al San Raffaele fanno notare che le contestazioni riguardano poco più del 10 per cento delle prestazioni effettuate e spiegano che quei 621 pazienti sono stati effettivamente ricoverati, perché sottoposti ad esami più complessi. «La stessa ipotesi di reato contestata oggi al San Raffaele Turro - spiega una nota - era stata contestata dalla Procura nel 1996: ci furono perquisizioni, interrogatori, arresti domiciliari, si fantasticava di truffe mirabolanti e meccanismi perversi.
Gli atti dell’inchiesta approdarono con puntuale regolarità sulle maggiori testate giornalistiche. Dopo quasi dieci anni quel procedimento è chiuso. Ora, dopo pochi mesi dalla fine di quella vicenda, lo stesso Pm ci riprova sugli stessi medici e riformula le stesse contestazioni: genesi, tempistica e modalità di questa indagine ci lasciano allibiti e sconcertati».