Un’altra colf confessa: «Sapevo tutto»

Non ha partecipato all’assalto in casa Colturani, ma ne conosceva tutti i particolari e li ha sempre taciuti. Per questo l’altro giorno è finita in manette Irina Rosca, coinquilina di Tatiana Mitrean, mente del delitto, e sua madre. Davanti al gip è però crollata confessando tutto, ottenendo così la libertà. Nel frattempo diventa sempre più consistente l’ipotesi investigativa che il colpo sia stato organizzato per coprire i furti compiuti dalla cameriera moldava.
Marzio Colturani, 64 anni, venne ucciso la notte del 13 novembre. L’uomo, medico ginecologo, venne sorpreso in casa insieme al figlio Matteo, 30 anni, ed entrambi furono legati e imbavagliati. Lo scotch, applicato maldestramente, tappò però anche il naso alla vittima che morì soffocato. Le indagini si appuntarono immediatamente su Tatiana, immigrata clandestina, da due anni a servizio dei Colturani: porta d’ingresso e cassaforte vennero infatti aperte con le chiavi. E l’unica in grado di procurarsi l’originale, o i doppioni, era lei.
Nel giro di un mese i carabinieri ebbero le idee abbastanza chiare sulle responsabilità della giovane, arrestata per concorso in omicidio e rapina insieme alla madre, Zinaida Rebeja, 42 anni, e un amico ucraino Leonid Molush, 28 anni, entrambi accusati di favoreggiamento. Individuato anche il capo del «commando», Vasile Coceban, 22 anni, fuggito in Moldavia già il 14 novembre.
Nel corso dell’inchiesta venne interrogata anche la Rosca, 40 anni, regolare, domestica in un condominio e in uno studio medico, che non aveva mai collaborato. Nonostante nella loro casa di via Pellegrino Rossi 59 si trovasse parte della refurtiva: argenteria, una penna Mont Blanc, un anello con brillante. L’altro giorno è stata arrestata per favoreggiamento, ma davanti al gip Paolo Ielo è crollata incastrando l’amica ed è stata scarcerata.
Rimane ora da chiarire perché Tatiana non abbia organizzato un furto, meno rischioso, preferendo invece una rapina, con tutti gli imprevisti che questa comporta. Che difatti finì con la morte del medico. L’unica risposta plausibile viene suggerita da Luca Colturani. Il ragazzo ha spiegato ai carabinieri come il padre da mesi non trovasse la chiave della cassaforte ma non se ne fosse curato più di tanto in quanto, contenendo solo i gioielli della moglie morta qualche tempo prima, non avesse fretta di aprirla.
Forse Tatiana l’aveva già svuotata e aveva trattenuto le chiavi per ritardare la scoperta dei furti. La rapina dunque sarebbe dovuta servire per confondere le acque e forse fu decisa in fretta e furia. La moldava potrebbe infatti aver intuito che il ginecologo stesse sospettando di lei e volesse andare a fondo sulla sparizione della chiave.