Un’altra denuncia contro i «pacifisti»

Antonino Torre

Non tutti i militari sono usi «obbedir tacendo e tacendo morir». Uno che pur avendo obbedito, servendo fedelmente la Patria in pace e in guerra e che, comunque, all’occorrenza non ha mai taciuto, è sicuramente il generale dei paracadutisti Giuseppe Palumbo. Appena rientrato da una vacanza all’estero, infatti, ha denunciato alla Procura gli organizzatori della kermesse del 18 novembre che ha visto, nel nome della pace in Medio Oriente, bruciare tre manichini raffiguranti un soldato americano, uno israeliano e uno italiano al grido: «Il solo tricolore da guardare è quello sulle bare» e «10, 100, 1000 Nassirya». Quanto avvenuto nella manifestazione di Roma non può essere considerato un episodio isolato in quanto, già nel recente passato, a opera dei «soliti noti», erano state portate a termine analoghe mascalzonate, come quella avvenuta a Padova dove il padre di un caduto, il giovane lagunare Vanzan, è stato malmenato dai «pacifisti» solo per il fatto di aver dato un figlio alla Patria. Questa volta, però, c’è stata un’aggravante che dovrebbe far riflettere. Nel corteo, aperto dai tre manichini impiccati a dei pali, erano presenti alcuni parlamentari ed esponenti dell’attuale governo. Nessuno è intervenuto per rimuovere i manichini, o per allontanare quelli che sono stati definiti «provocatori» e che tali non erano proprio per il fatto che, la loro presenza, era stata accettata da tutti gli altri presenti. La denuncia del generale Palumbo si aggiunge a tutte le altre da più parti presentate. Speriamo che una volta tanto i responsabili siano perseguiti e che siano chiamati a pagare le loro colpe.