Un’altra donna mette al tappeto Tyson «Niente sesso e lui mi ha picchiata»

Federica Artina

Almeno questa volta non è stato lui a finire al tappeto. Questa volta Mike Tyson ha sferrato sì i suoi colpi migliori, ma contro l’avversario sbagliato, un «nemico» avvenente salito sulla sua barca e «colpevole» di un rifiuto inaspettato. Succede anche questo, nella Porto Cervo che si trascina verso Ferragosto. Succede che un pluricampione della categoria dei pesi massimi rispolveri la sua vena agonistica nel momento meno opportuno, trasformando uno yacht in un ring e una vacanza in un tormento.
Florence Botoli, 33enne commerciante di origine camerunense trapiantata da anni a Nizza, ha denunciato Mike Tyson giovedì al comando dei carabinieri di Porto Cervo. Se le indagini dovessero dare ragione alla donna all’ex pugile verranno contestati i reati di lesioni personali e dolose, violenza privata e sequestro di persona. Altro che chiacchiere. Per risalire ai fatti bisogna fare un passo indietro e tornare a una settimana fa, a venerdì 5 agosto. Tyson passa la serata al Billionaire dove si fa fotografare con tutti, da Flavio Briatore a Simona Ventura. Poi incontra lei, Florence, e ne viene catturato, tanto da invitarla a proseguire la serata sul suo bianco panfilo di 40 metri ormeggiato in rada. La ragazza accetta e coinvolge nell’«avventura» anche un’amica. Un invito un po’ forzato, secondo quanto riportato dalla ragazza ai carabinieri: «A un certo punto Mike mi ha tirato per i capelli con forza e mi ha detto che dovevo andare con lui; poi mi ha presa di peso insieme a due suoi body guard». Un rapimento in piena regola nel locale cult di vip e aspiranti tali? La sorte avversa sarebbe toccata anche ad altre fanciulle, visto che la Botoli ha poi proseguito: «Oltre a noi c’erano anche una ragazza russa, una tedesca e Vanessa, un’altra ragazza di colore. Eravamo su un fuoristrada, guidava una guardia del corpo. Io non potevo muovermi perché da un lato mi teneva Tyson, e dall’altro un suo collaboratore. Siamo arrivati al porto e lì siamo poi saliti a bordo del suo yacht». Il verbale si infittisce e la storia arriva al suo momento clou: «Lì è successo di tutto». Striptease, drink a profusione e infine la fatidica proposta: Tyson avrebbe insistito affinché Florence passasse la notte insieme a lui. Voleva passione, ha ricevuto invece un rifiuto, fermo e deciso. A quel punto in Iron Mike si sarebbe risvegliato il campione sopito da anni di bravate che hanno oscurato il suo mito: vola un pugno e anche qualche schiaffo. Tyson picchia e urla, «è diventato in un attimo violento e aggressivo» ha detto la Botoli; scaraventa a terra le guardie del corpo che si interpongono tra lui e la sua «vittima», spacca bicchieri e sedie. Florence piange, le altre ragazze assistono inermi. Finché una guardia non riesce a distrarre padron Mike e a concedere una via di fuga alle due donne francesi, caricandole su un tender e suggerendo un provvidenziale: «Fuggite». Sono le sette di sabato mattina scorso. Florence si fa visitare all’ospedale di Olbia, dove le vengono rilevate alcune contusioni al fianco sinistro, offerte anche a favore di teleobiettivo. Solo giovedì arriva al comando dei carabinieri, dove sporge querela nei confronti dell’ex pugile.
Una lunga peripezia che segna solo l’inizio di un nuovo tormento nella vita di Mike Tyson, il pugile che ha fatto della battuta «Non derubatemi del mio odio, è tutto ciò che mi è rimasto» lo slogan della sua vita. Tace, Mike. E tacciono tutti i membri del suo staff. Del resto lui il fondo l’ha toccato tante volte. È sempre risalito, e probabilmente anche questa volta il buio non durerà a lungo. Perché «non importa quanto sei bravo, un giorno la gente si dimenticherà di te». Parola di Tyson, l’uomo «iron», di ferro, che si piega ma non si spezza. Il campione che non potrebbe mai perdonarsi il fatto di aver avuto ragione.