«Altra economia»: entro l’anno parte la città equa e solidale

Una realtà in crescita anche nella nostra città, terzo mercato italiano con 6 milioni di fatturato

Con i lavori che si concluderanno «entro l’anno» la Città dell’Altra Economia è ai nastri di partenza. Con un giro d’affari sui 6 milioni di euro l’anno, il Foro Boario della capitale si appresta a far uscire dalla nicchia un comparto economico in ascesa. Per questo l’assessore al Lavoro e allo Sviluppo Dante Pomponi lancia l’appello: «Il 30 ottobre scadono i termini per accreditarsi a far parte della nuova città nella città». Scade infatti il bando per la selezione delle associazioni e le cooperative che parteciperanno al consorzio di gestione della Città dell’Altra Economia.
«Il commercio equo e solidale - spiega Pomponi - è una realtà economica in crescita a Roma. Quando si dice che Roma ha lo stesso Pil della Repubblica Ceca e che l’occupazione è cresciuta negli ultimi anni del 13,7%, bisogna riconoscere che una parte del merito ce l’ha l’altra economia».
A trovare cittadinanza al Foro Boario saranno il commercio equo solidale, l’agricoltura biologia e la finanza etica. «La realizzazione della Città si inserisce ricorda Pomponi - nel progetto della riqualificazione dell’ex Mattatoio di Testaccio che si trasformerà in una vera e propria Città delle Arti. Le cooperative e le associazioni dell’altra economia romana lavoreranno con la Facoltà di Architettura di Roma Tre, il Macro Museo di Arte Contemporanea, l’Accademia delle Belle Arti, la Scuola Popolare di Musica di Testaccio e il Centro Sociale Autogestito Villaggio Globale».
Con un fatturato complessivo di 6 milioni di euro Roma si posiziona al terzo posto in Italia dopo Milano e Trento. Di questi 3,9 milioni provengono dalle vendite in bottega, 1,5 milioni dalle mense scolastiche e altri 600mila circa dai supermercati e altri punti vendita - spiega Pomponi-. La fotografia degli operatori dell’altra economia rileva che il 60% circa degli operatori romani si colloca su una dimensione medio-piccola, con un fatturato compreso tra i 30.000 ed i 120.000 euro. Per quanto riguarda invece il fatturato dell’agricoltura biologica la sua dimensione è quasi sempre inferiore a 250mila euro l’anno.
«Proiettando il fatturato medio sull’intero universo noto si può ipotizzare - stima Pomponi - un fatturato della produzione pari a 5 milioni e mezzo di euro e circa 200 persone occupate». Secondo i «numeri» del Campidoglio le entrate provengono quasi esclusivamente (80%) dalla vendita dei prodotti e secondariamente (10%) da sovvenzioni pubbliche.