Altra gaffe: esame d’inglese con 30 errori

Un’insegnante madrelingua, ex insegnante d'inglese di Piersilvio e Marina Berlusconi, scopre gli svarioni: "Testo da cestinare". Imprecisioni anche nelle versione di greco

Che l’imbranato funzionario di turno si chiami «Mister Bean»? Solo un personaggio come quello interpretato da Rowan Atkinson poteva infatti concepire una traccia di inglese così zeppa di errori, esattamente 30. Fatto sta che al ministero dell’Istruzione si sono superati: e così, dopo la gaffe sul ballerino di Montale trasformato in leggiadra signorina, è arrivata un’altra figuraccia, questa volta versione-english.

A scoprire l’inghippo è stata l’ex professoressa di Piersilvio e Marina Berlusconi, miss Jean Woodhouse. Forte dei suoi 20 anni d’insegnamento nelle scuole italiane, la Woodhouse ha riempito di segni blu il testo della prova d’inglese dell’istituto turistico. Secondo la docente madrelingua il funzionario del ministero ha copiato il pezzo da un sito che si occupa di turismo e dove una giornalista yemenita ha intervistato i titolari di un resort in Namibia: una coppia di origine tedesca. La differenza di nazionalità dei protagonisti della chiacchierata e l’uso dell’inglese come lingua di comunicazione ha dato origine a un testo pieno di strafalcioni. Incredibilmente, infatti, l’«esperto» di viale Trastevere lo ha trasformato in traccia d’esame senza fare le opportune verifiche: «Se questo signore fosse stato un mio alunno, gli avrei dato un bel 4», assicura la Woodhouse. Che aggiunge: «Al di là degli errori grammaticali che sono comunque parecchi, è l’intero testo che dovrebbe essere buttato nel cestino».

Le cancellature e le correzioni che l'insegnante ha apportato sono state parecchie («Ma nella fretta mi sono limitata agli errori più evidenti e grossolani», tiene a precisare la teacher di casa Berlusconi); risultato: il documento ufficiale elaborato dal nostro ministero è più imbarazzante della peggiore traduzione di un somaro negato per le lingua di Sua Maestà. La traccia dello scandalo (che il Corriere.it ha messo in rete per primo) evidenzia, tra l’altro, il mancato utilizzo del genitivo sassone ed errori nell'utilizzo dei verbi (ad esempio un «have» al posto di un «has»); gravi sviste che potrebbero, a loro volta, aver indotto gli alunni a commettere strafalcioni. «Sono un'insegnante severa - conclude la prof Woodhouse -. Finito l'esame, ho inviato la segnalazione in qualità di privata cittadina indignata a diversi organi di informazione».

Le cose non sono andate meglio con la versione di greco. Nel testo di Luciano di Samosata mancava infatti un pronome determinante ai fini della traduzione e della comprensione generale del brano. Sarà per la prossima volta...