Un’altra gaffe di Ségolène: tassare i francesi all’estero

Espatriati furiosi per il piano, compilato su suo incarico da Dominique Strauss-Kahn, rivale sconfitto alle primarie socialiste

nostro inviato a Parigi

Ora Sarkozy sa come si vince un'elezione. Basta tacere, basta lasciare la parola ai socialisti. Non passa giorno senza una gaffe. Ségolène che inneggia all'indipendenza del Québec, che incoraggia il separatismo dei corsi, che denuncia «il profitto rapace, puzzolente e arrogante», riesumando gli slogan di una sinistra retriva e populista che si supponeva defunta da almeno due lustri. E quando lei tace, come ieri, sono i suoi compagni a prodigarsi per affossare la sua credibilità.
L'ultima uscita, un autentico capolavoro, porta la firma di Dominique Strauss-Kahn, l'ex superministro dell'Economia, considerato un modernista, un illuminato; certo non uno sprovveduto. E la sua ha l'aria dell'imboscata. «Dsk» non ha perdonato alla bella «Ségo» la sconfitta alle primarie e ieri, probabilmente, si è vendicato. Per settimane i due non si sono parlati, poi la Dama Rosa ha tentato il disgelo affidandogli la guida della commissione incaricata di elaborare le proposte di riforma fiscale. Un incarico delicato, se non cruciale, considerato che il centrodestra ha puntato molto sull'abbassamento delle imposte, soprattutto quelle patrimoniali, per arginare la fuga all'estero dei francesi ricchi, come il cantante Johnny Hallyday, che si è appena trasferito in Svizzera.
Strauss-Kahn ha obbedito, ha lavorato duro e ieri ha consegnato le sue conclusioni. Esplosive. Propone di tassare i francesi nel mondo. L'«imposta di cittadinanza» verrebbe richiesta a tutti i residenti all'estero «in proporzione alle proprie capacità contributive», naturalmente in nome «di un fisco più giusto», che comunque non sarebbe generoso nemmeno con chi abita in Francia: il piano prevede la soppressione degli sgravi fiscali decisi negli ultimi anni dal governo del centrodestra. Insomma, più tasse per tutti.
Le reazioni non si sono fatte attendere. Sul sito del quotidiano di sinistra Libération gli emigrati hanno sfogato la propria indignazione. Già, perché per infastidire pochi privilegiati si finisce per colpire i tanti partiti per necessità. Maria Chapdelai, ad esempio, scrive: «Ho lasciato la Francia perché questo mio Bel Paese è stato incapace di darmi un lavoro, bloccato dalla burocrazia e dal conservatorismo sociale. Ho fatto la mia carriera all'estero, da sola, senza aiuti, e ora dovrei ricompensare il mio governo?». Da Toronto un internauta pensa già di rinunciare alla doppia cittadinanza e tenere solo quella canadese. Gli espatriati sono quasi due milioni, metà dei quali iscritti all'anagrafe elettorale. Un piccolo esercito, che ora voterà compatto per Sarkozy o per il centrista Bayrou.
Anche perché nell'illustrare la sua proposta Strauss-Kahn è riuscito a offenderli tutti, affermando che bisogna punire «coloro che si dicono francesi ma che in realtà lo sono soltanto di nome perché abbandonano il Paese e la vita collettiva». Come dire: il vero francese è solo quello che vive in patria. Niente male per uno dei Paesi fondatori dell'Unione europea. Addio Mitterrand, Delors, Giscard, persino Jospin. La proposta indispone anche l'opinione pubblica interna. Il sito di Libération viene inondato da centinaia di commenti, quasi tutti negativi. C'è chi minaccia di ricorrere alla Corte europea, chi chiede a Dsk «quali torti abbia subito nella vita per essere tanto cattivo» e chi fa appello all'ironia: «Che cos'altro s'inventeranno i socialisti? Tasseranno i turisti che ammirano il nostro paesaggio? A quando un'imposta sugli uccelli migratori?»
Ségolène tace, chiusa nel suo lussuoso quartier generale. Pare che sia furente, ma non si arrende. Parlerà solo domani, quando, finalmente, svelerà il suo programma. E c'è già chi teme nuove gaffes.