Un’altra giornata di fronda: il Pdl perde due deputati

Nuove defezioni dopo la lettera dei sei dissidenti, mentre i repubblicani annunciano libertà di voto e tre ex Responsabili entrano nel gruppo misto

Roma - Mai la Camera in questa legislatura aveva vissuto una giornata così densa di incontri furtivi e di telefonate convulse da ufficio a ufficio, di tradimenti e smentite, di porte sbattute e di passaggi di partito. Tutto mentre Silvio Berlusconi era a Cannes, impegnato per il G20. La maggioranza si sfilaccia, la nave del governo per la prima volta dal 2008 riceve colpi durissimi al punto da rischiare la tenuta. Sicuramente c’è stato molto rumore, per cosa poi è da vedersi nei prossimi giorni. Alla fine solo due deputati hanno lasciato la maggioranza per l’opposizione. E martedì, nel voto sul rendiconto dello Stato, molti incerti della sedia a dondolo potrebbero comunque votare sì per senso di responsabilità. Ma, bluff o dramma che sia, qualcosa è cambiato da ieri.
È bastato un piccolo sasso, non proprio una briciola, ma un minimo atto di ribellione di sei deputati, che ieri mattina hanno reso nota sui giornali la loro lettera a Berlusconi: serve un nuovo esecutivo, e il premier ne sia il «promotore», agisca da «uomo di Stato». Tra le firme alcuni berluscones della prima ora: oltre ai già dissenzienti Pittelli, Gava e Destro, spiccavano i nomi di Isabella Bertolini, Giorgio Stracquadanio e Roberto Antonione. La lettera è stata partorita al lussuoso hotel Hassler di Trinità dei Monti, in una serata da «notte dei traditori». E poi, come un principio di valanga che si arresta e poi riprende a correre, le ore seguenti sono state prima un preludio di calma, con il ridimensionamento di quel documento («Sono convinto che questa discussione interna si risolverà positivamente», rifletteva Angelino Alfano) e a seguire, improvvisamente, un’esplosione dei malumori, lo sgretolamento di margini della maggioranza, con numerosi annunci di defezioni nelle fila del Pdl, due deputati, Alessio Bonciani e Ida D’Ippolito che passano all’Udc, Isabella Bertolini che vede sia Casini che Fini, i repubblicani di Nucara che annunciano libertà di voto, tre ex Responsabili (Iannaccone, Belcastro e Porfidia) che migrano al Gruppo Misto, Pippo Gianni del Pid (il partito del ministro Romano) che anticipa il suo no al governo Berlusconi all’80%. Last but non least, l’ex Idv Domenico Scilipoti che annuncia: «Potrei votare sì come potrei votare no». Tutta gente, a partire dai sei dell’albergo, che se tradiscono sono «da fucilare alle spalle», è esploso Francesco Storace in stile politicamente ultrascorretto, sollevando l’indignazione di tutta l’opposizione, che ovviamente lo ha preso alla lettera.
Eppure in serata non tutti erano convinti che fosse davvero l’ultimo smottamento. Per Silvano Moffa, leader di Popolo e territorio (gli ex responsabili) il passaggio al Misto di tre dei suoi non desta preoccupazione: «Credo che tutto nasca dall’idea di fare un movimento del Sud. Hanno dichiarato che restano in maggioranza». Giorgio Paniz, uno dei sempre fedelissimi al premier che mercoledì sembrava nella pattuglia dell’Hassler, ieri ha precisato che a suo parere Berlusconi «mangerà il panettone, e anche la colomba, fino al 2013». E «certamente sì», voterà la fiducia. E addirittura Gianni ha poi rettificato dicendo che si trattava solo «di una battuta a una trasmissione simpatica». Come se non bastasse, Belcastro ha corretto: «Al momento siamo vincolati al progetto del centrodestra».
L’impressione era quella di una simulazione e non di un terremoto effettivo, quasi di una recita per uno spettacolo ancora non pronto, se mai lo sarà. Ma è chiaro che al di là di possibili visioni ottimiste, i margini della maggioranza sono a rischio come mai. Mara Carfagna commentava che si tratta di «malumori e non di defezioni». Malesseri che covavano da mesi e si riferiscono soprattutto a questioni di ambizione personale. Dopo le ultime nomine fatte di Berlusconi e più precisamente dopo la nomina di Anna Maria Bernini a ministro delle Politiche europee, invidie sotterranee e frustrazioni si sono scatenate tra i fedeli al premier. E la delusione, macerata, ha portato alla notte dell’Hassler. Un’altra lettura vuole che i sei in realtà avessero voluto anche scuotere Berlusconi in chiave anti-Tremonti, per invitarlo a guidare un governo allargato all’Udc, senza il ministro dell’Economia. E chi davvero in aula tradirebbe Berlusconi? Stracquadanio non voterebbe mai «no», avrebbe detto agli amici. Bertolini, già data in quota Udc, ieri ripeteva: «Non siamo traditori. Valuteremo i singoli provvedimenti». Comunque sia, la scossa ha suggestionato i deboli e gli insoddisfatti.