Un’altra lezione per il Professore

Romano Prodi ci ha detto che il governo ha fatto una proposta di mediazione sui diritti dei conviventi, i Dico, e che ora tocca al Parlamento, senza impegni per la maggioranza. Ecco un caso classico di arroganza (far intervenire l'esecutivo su un tema delicato che era meglio affidare alle Camere) e d'insipienza: chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati. La questione non è affatto chiusa. Nella Margherita sui Dico Dario Franceschini ha organizzato, con una lettera di 60 parlamentari per la laicità, la fucilazione pubblica di Francesco Rutelli e ora, nonostante le invocazioni di Pierluigi Castagnetti, non può tornare indietro: pena tra l'altro la crisi del nascente Partito democratico. Nei Ds, poi, Piero Fassino riesce a pesare solo su questioni in cui non è richiesta particolare autorevolezza. Quando oggi, direttamente o attraverso la fida Marina Sereni, dice di rallentare sui Dico, riceve solo pernacchie. Innanzi tutto dall'ultraesibizionista Barbara Pollastrini, che sarà in piazza a sfilare per i Dico: dopo avere, peraltro, già spinto i Ds alla figuraccia del referendum sulla fecondazione artificiale.
Né aiuterà Fassino un Massimo D'Alema incerto se fare il nuovo Aldo Moro d'intesa con Follini o lo Zapatero d'Italia. La questione Dico esploderà direttamente sotto la maggioranza anche perché quelli della sinistra Ds, in difficoltà nei congressi dopo la paura da crisi governo Prodi, cercheranno di recuperare consensi proprio su questo tema. E al Senato un ruolo fondamentale lo avrà Cesare Salvi, uno dei leader Ds antiPd, che da presidente della commissione Affari costituzionali può rallentare o accelerare la discussione sui Dico. Della partita è anche Fausto Bertinotti, che tra gli sbandamenti diessini e margheritici cerca di costruire una sua egemonia, e arriva ad appellarsi ai liberali del centrodestra per una battaglia come «quella del divorzio».
L'insipienza e l'arroganza prodiane faranno gravi danni al centrosinistra. Tanto più se il centrodestra agirà con intelligenza. Vi è in questo campo un problema di ricomposizione di culture diverse: tra cattolici e liberali laici che rifiutano i Dico innanzitutto perché infilano lo Stato sotto le lenzuola. In questo senso, una cosa è sostenere i diritti di un'istituzione fondamentale per la società come la famiglia e un'altra soffocare sotto troppe regole ogni forma di convivenza. Ma la lotta ai Dico è ragionevole solo se, respingendo irritanti posizioni omofobiche come quelle emerse in questi giorni, chi convive è messo, poi, nelle condizioni, pur sulla base di patti rigidamente privati, di vedere riconosciuti specifici diritti ed è agevolato nell'assunzione di eventuali doveri che aiutino il bene sociale. Il centrosinistra è nei pasticci, dunque, anche sui Dico. Ora la questione va affrontata con respiro, senza tattiche strumentali, senza interessini di partitino, definendo il profilo di una cultura conservatrice e modernizzante, liberale e solidale, che veda convergere credenti e non. Capace in questo senso di parlare anche a una sinistra attenta ai valori e non arresa alla deriva della dittatura dei desideri. Se ciò avviene, l'insipiente-arrogante Prodi riceverà un'altra opportuna lezione.