Un’altra mazzata per i boss: presi due latitanti in un giorno

RomaGli uomini dello Sco, il Servizio centrale operativo della Polizia, lo pedinavano da giorni. Seguivano lui e la sua famiglia, perché a Santo Domingo Saverio Loconsolo, 31 anni, ricercato da un anno, si era costruito una vita nell’ombra, lontano dall’Italia, dove il Viminale l’aveva inserito tra i cento latitanti più pericolosi. L’hanno arrestato mentre prendeva il sole sulla spiaggia, l’ultimo latitante, su cui pendeva un mandato internazionale di cattura per associazione mafiosa, estorsione e usura. È ritenuto dagli investigatori capo del clan di Cassotta di Melfi di Potenza.
Quasi contemporaneamente, a Giugliano, vicino Napoli, i carabinieri del nucleo operativo di Castello di Cisterna facevano irruzione in un appartamento all’interno di un parco. In quella casa si trovava Pasquale Giovanni Vargas, 44 anni, anch’egli nella lista dei più pericolosi ricercati della giustizia italiana. Vargas è ritenuto il braccio destro del boss Francesco Bidognetti, uno dei capi storici del clan dei Casalesi.
Quasi un record, l’arresto di due dei latitanti più pericolosi in un solo giorno. Forse una coincidenza, ma solo nei tempi perché risultato dell’«alta professionalità e dello straordinario impegno nella lotta alla criminalità organizzata», è stato il primo commento del ministro della Giustizia, Angelino Alfano.
Silvio Berlusconi ha voluto subito esprimere «a nome del Governo e degli italiani i più vivi complimenti ai Carabinieri di Castello di Cisterna, al Servizio centrale operativo della Polizia, all’Interpol e alla Squadra mobile di Potenza per la brillante operazione che ha condotto all’arresto di altri due tra i cento più pericolosi latitanti».
E ha elencato «le 449 operazioni di Polizia» svolte in meno di due anni che «hanno condotto all’arresto di 4.592 persone e al sequestro di beni e di denaro per un valore complessivo di 7.597 milioni di euro».
«Nessun governo della storia della Repubblica - ha sottolineato il premier - ha mai condotto una lotta così decisa ed efficace nei confronti della criminalità organizzata».
L’eccezionale circostanza del doppio arresto ha inorgoglito Alfano, Maroni, La Russa, Schifani: tutti hanno lodato le eccezionali operazioni contro la mafia portate a termine da Polizia e carabinieri, in Italia e in Centro America. Dal Viminale Maroni ha quindi ringraziato insieme il capo della polizia, Antonio Manganelli, e il comandante generale dei carabinieri, Leonardo Gallitelli: «Con gli arresti di oggi è stato inferto un altro durissimo colpo ai clan mafiosi, risultato del lavoro incessante delle forze di polizia, della magistratura e del governo, che sta facendo della lotta alla criminalità organizzata la sua priorità».
Dall’opposizione invece nessun commento: solo quello di Massimo Donadi (Italia dei valori), ma contro il governo: «Gli arresti di oggi - ha polemizzato - non sono certo merito dell’azione incisiva del governo ma di quella delle Forze dell’ordine e dei magistrati che non abbassano mai la guardia nella lotta alla criminalità».
Pasquale Giovanni Vargas era latitante dal 2005, imputato nel maxiprocesso Spartacus. Secondo gli investigatori, ha ricoperto a lungo il ruolo di killer ed estorsore per conto dei Casalesi. La sua area di competenza copriva Castel Volturno, Mondragone e Casal di Principe. I carabinieri hanno fatto ingresso nell’appartamento che divideva con una donna alle sei meno un quarto del mattino. Nascondeva una pistola calibro 7.65 con tre caricatori all’interno di una stufa. All’arrivo dei carabinieri non ha opposto resistenza. In casa c’erano molti libri religiosi e la statua di una Madonna.
Ha tentato la fuga invece Saverio Loconsolo. Il suo arresto è stato per circostanze non volute più spettacolare. Si trovava in spiaggia, a prendere il sole. A Santo Domingo, dove da anni vive la madre, era riuscito a portare moglie e figli, dopo essersi rifugiato per alcuni mesi in Venezuela. Gli uomini dello Sco, con gli agenti dell’Interpol e gli uomini della Squadra mobile di Potenza che da un anno gli davano la caccia, lo hanno inseguito e arrestato tra i bagnanti. Secondo gli inquirenti Loconsolo teneva i contatti con la ’ndrangheta calabrese. \