Altra memoria

Leoluca Orlando fu un democristiano, e gli ex democristiani non esistono. Lunedì scorso ha detto che «fosse dipeso da me, Andreotti non sarebbe mai stato inquisito», questo dopo aver preso a chiamare Sciascia «Leonardo» come fece con Falcone che chiamava «Giovanni». Da morti. Orlando ha addirittura detto che «abbiamo dato una delega eccessiva alla magistratura», e il punto è se Leoluca Orlando possa essere perdonato. Vediamo. Il comunista Gerardo Chiaromonte, defunto presidente della Commissione Antimafia, scrisse, circa il fallito attentato a Falcone nella sua casa al mare all'Addaura, che «i seguaci di Orlando sostennero che era stato lo stesso Falcone a organizzare il tutto per farsi pubblicità». Orlando è l'uomo che «il sospetto è l'anticamera della verità», è quello che a Samarcanda accusò Falcone (1990) di imboscare le inchieste e di aver salvato Salvo Lima incriminando il pentito che l'accusava, è l'uomo che pure accusò Falcone d'essersi compromesso col potere (1992) per via del suo incarico al ministero della Giustizia, è quello che sempre a Samarcanda accusò il poliziotto Domenico Signorino (1993) prima che quest'ultimo si sparasse, è quello che portò in Parlamento Claudio Fava, Alfredo Galasso, Diego Novelli, Rino Piscitello e Alfonso Pecoraro Scanio che poi si autosospesero dal cosiddetto Parlamento delegittimato. È passato tanto tempo, perdonare si può. Non perdonare, pure.