Un’altra «testata» a Materazzi: colpevole come Zidane

La sentenza emessa dopo che la disciplinare ha sentito il «bleu» per un’ora e mezza. Soddisfazione francese: «Punito il provocatore»

Roberto Bonizzi

Il gesto vale (quasi) come la parola. La testata al petto messa sullo stesso piano di una delle migliaia di schermaglie verbali nelle pieghe di una partita di pallone. La Fifa squalifica Zinedine Zidane e Marco Materazzi. Tre giornate al francese per il gesto violento. Due all’italiano «per parole diffamatorie, provocazioni ripetute anche se non di stampo razzista». Più multa per entrambi: 7.500 franchi svizzeri (4.774 euro) al fantasista dei «bleus», 5mila (3.183) all’azzurro. Titolo di pallone d’oro dei mondiali che non cambia padrone, resta nelle mani di Zizou. Anzi, quel titolo non è mai stato in bilico, nemmeno per un momento. «L’argomento non è stato neppure preso in considerazione» spiega il portavoce del governo del calcio mondiale, Andreas Herren. La sentenza, dicono da Zurigo, non è appellabile. Non esistono altri gradi di giudizio. Il verdetto è questo e resterà tale.
Ci sono voluti undici giorni dopo l’ultima notte di coppa del mondo a Berlino, due interrogatori separati per la ricostruzione dei fatti. Quello a Materazzi, andato in scena il 14 luglio, seguito ieri da quello di Zidane. Un’ora e mezza davanti ai giudici per il francese, accompagnato dal presidente della federcalcio transalpina Jean-Pierre Escalettes e dal direttore generale per gli affari legali, Jean Lapeyre. Poi, tre ore dopo, i 19 componenti della commissione disciplinare della Fifa, presieduta dallo svizzero Marcel Mathier, hanno emesso il verdetto. Sanzionando, per la prima volta nella storia della giurisprudenza calcistica a livello internazionale, che la reazione violenta va sì punita, ma va punita anche la provocazione, l’istigazione verbale. Quasi allo stesso modo. Una sola giornata di differenza. Con l’aggravante, all’occhio degli osservatori italiani e internazionali, che Zidane ha chiuso la carriera con la finalissima di Berlino e quindi la squalifica non ha valore sul campo di gioco: la pena è stata commutata in tre giorni di lavori socialmente utili in progetti umanitari della Fifa in favore di bambini e adolescenti.
Marco Materazzi, invece, sarà costretto a saltare le prossime due partite ufficiali della nazionale italiana. Senza contare, dunque, l’amichevole del 16 agosto di Livorno contro la Croazia, la gara che segnerà l’esordio del nuovo commissario tecnico Roberto Donadoni. La pena dovrà essere scontata nella prima sfida di qualificazione agli Europei del 2008 di Austria e Svizzera in programma ancora in Italia contro la Lituania, il 2 settembre. E nel secondo match del girone eliminatorio: Francia-Italia, Parigi, Stade de France, 6 settembre. La grande rivincita, come l’hanno già soprannominata i francesi.
La Figc, forse anche perché non ci sono possibilità di sconti o variazioni, non fa polemiche. Non replica a muso duro, ma si rimette alla decisione del governo del calcio mondiale. «Il verdetto definitivo della commissione disciplinare della Fifa è da noi rispettato - commenta laconico il commissario straordinario della federcalcio Guido Rossi -. Ma l’episodio resta consegnato alle immagini televisive e al giudizio dell’opinione pubblica di tutto il mondo». Che è un po’ morire senza combattere. Sulla stessa linea anche Giancarlo Abete, capodelegazione azzurro ai mondiali, ora dimissionario per poter correre per la poltrona di numero uno della Figc. «Domani l’opinione pubblica sarà unanime nel giudizio di questa decisione» le prime parole, fotocopia delle dichiarazioni di Rossi. Poi Abete si lascia andare al commento sull’equiparazione della provocazione verbale al gesto violento. Cosa che non avvenne a Euro 2002 quando solo Francesco Totti fu punito (con quattro giornate ridotte in appello a tre) per lo sputo al danese Christian Poulsen, autore di ripetute provocazioni verso l’azzurro. «Questo dipende dalle normative Fifa che prevedono in termini specifici un dispositivo per le offese e gli atti di violenza - commenta Abete -. Però la valutazione del tipo di offesa, e se poi l’offesa non sia derivata da ulteriori provocazioni, e quale sia il rapporto tra l’offesa e l’atto di violenza, si lascia al buon senso di chi commenta...». Soddisfazione dei colleghi francesi: «Il provocatore è stato punito - esulta il presidente Jean-Pierre Escalettes -. La Fifa è stata intelligente, misurata e ragionevole, ciò dimostra la saggezza del mondo del calcio».
La sentenza smentisce anche la linea di tolleranza zero richiesta da Sepp Blatter, il numero uno della Fifa, agli arbitri a inizio mondiale. Punire tutto e tutti, non concedere nulla alla violenza per ammirare la bellezza del calcio e tutelare i campioni. Questa la linea di Blatter. Per il divino Zizou ha chiesto che venisse fatta un’eccezione.