Altra tragedia della follia: bruciato in casa

Ancora disagio mentale, ancora una morte assurda. Un uomo di 44 anni, Paolo Pitto, è morto l’altra notte nel rogo dell’appartamento in cui viveva in corso Europa. Era seguito dal centro di Igiene mentale della Asl 3 come l’amico Roberto I. con il quale viveva e che è stato trovato all’interno dell’appartamento dai soccorritori mentre vagava in stato confusionale in mezzo al fumo. Cosa sia accaduto all’interno dell’appartamento è tutto da accertare, l’unico dato di fatto è che il fuoco sarebbe partito dal letto sul quale è stato trovato Pitto. Il sopravvissuto si è autoaccusato: «Sono stato io - ha detto alla polizia -, l’ho narcotizzato e poi ho dato fuoco a tutto». «No, - ha poi precisato - non sono stato io: è stato Gesù Cristo». Scettici gli investigatori che hanno sentito il testimone: viste le condizioni mentali dell’uomo la sua versione è tutta da verificare e potrà essere accertata soltanto quando si avranno gli esiti dell’autopsia sul cadavere dei Pitto. Lui, per il momento è stato ricoverato nel reparto di Psichiatria dell’ospedale San Martino in osservazione.
Ieri, nel corso della giornata, la polizia insieme ai medici ha tentato di vederci chiaro. In serata è stata sentita in questura una donna che ha dichiarato di essere stata fidanzata in passato con Roberto. «Erano bravissime persone - ha detto -, abbandonate da tutti». «Ieri sera Paolo stava male - ha aggiunto - e ho suggerito a Roberto di farlo ricoverare perché non era più in grado di vivere in un alloggio non protetto. A un certo punto Paolo si è seduto su una sedia ed è caduto a terra. L’ abbiamo messo a letto e poi me ne sono andata». Entrambi i protagonisti del giallo di corso Europa, sono cocainomani e in cura presso il Servizio per le tossicodipendenze oltre che all’Igiene Mentale. Proprio venerdì scorso Paolo Pitto che soffriva di disturbi della personalità, si sarebbe presentato al Servizio di Salute Mentale per la terapia. Da poco aveva deciso di lasciare un alloggio di Molassana dove aveva vissuto per anni e di trasferirsi a casa dell’amico, di una decina di anni più anziano, con il quale pare avesse anche una relazione sentimentale, ma che soffre da tempo di un disturbo dell’umore bipolare. Nei suoi confronti non sono stati adottati provvedimenti restrittivi. Le indagini della squadra mobile di Genova al momento non hanno evidenziato elementi che possano avvalorare il racconto del sopravvissuto, ma neppure il contrario. L’ipotesi che per il momento viene seguita è quella di un incendio di origine colposa: l’uomo più anziano potrebbe aver incidentalmente dato fuoco all’alloggio, forse con una sigaretta, magari sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Non è però neppure esclusa l’ipotesi che tra i due possa essere nata una lite per questioni passionali e che ciò abbia poi indotto uno di loro ad agire in modo estremo.