Un’altra tragedia a Lampedusa: morti in mare tredici clandestini

Barcone soccorso dalla Marina militare: i superstiti raccontano il dramma, sette in fin di vita

da Palermo
Quando, nella notte, li hanno finalmente agganciati, non credevano ai loro occhi. Perché quegli esseri ustionati dal sole, «asciugati» da circa dieci giorni senza cibo e acqua, in balìa delle onde, stremati e privi di forze, sembravano fantasmi, non uomini. E invece l’ennesimo carico di disperati sopravvissuto per miracolo a una traversata allucinante, è costata purtroppo la vita, stando al racconto dei superstiti, ad altri 13 extracomunitari.
Al largo di Lampedusa, una «carretta» con 14 immigrati è stata tratta in salvo dalla nave Sibilla della Marina. Per 7 clandestini, per lo più eritrei, si è reso necessario l’immediato trasferimento, in elicottero, al reparto di Rianimazione dell’ospedale di Palermo: due sono in coma, a causa di un edema cerebrale causato dalla disidratazione, ma anche gli altri presentano un grave squilibrio elettrolitico, ipotrofia muscolare e sono in stato confusionale. Per tutti la prognosi è riservata, anche se non sembrano in pericolo di vita. Ma ci sarebbero anche 13 vittime di questo viaggio della speranza finito nel dramma. I sopravvissuti, in un inglese stentato, hanno detto che a bordo, alla partenza, erano in 27, e durante la traversata sarebbero morte 13 persone, i cui cadaveri sarebbero stati buttati in mare. Anche i più malandati dei 14 sopravvissuti, che apparentemente non davano segni di vita, stavano per essere gettati in mare. Solo il salvataggio ha scongiurato questo tragico errore.
Agghiacciante il loro racconto: «Siamo salpati dalla Libia ma a un certo punto il motore ci ha piantato in asso e abbiamo perso la rotta. Tredici nostri compagni non ce l’hanno fatta, sono morti e abbiamo affidato al mare i loro corpi. Siamo stati costretti a farlo». Drammatico anche il «film» del salvataggio riferito del capitano di fregata Stefano Bricchi, il comandante della corvetta Sibilla della Marina militare che ha soccorso i 14 disperati: «Erano distesi sulla barca, privi di forze. Agitavano debolmente le mani per chiedere aiuto, sembravano fantasmi... Quando abbiamo raggiunto il barcone alcuni di loro non davano segni di vita. Uno in particolare sembrava ormai morto, solo quando l’abbiamo issato a bordo con una barella ci siamo resi conto che respirava ancora». I clandestini sarebbero rimasti senza cibo e con pochissima acqua per una decina di giorni; i viveri, infatti, sarebbero bastati solo per una settimana: «Alcuni - racconta ancora Bricchi - avrebbero persino cercato di bere acqua di mare per cercare di placare la sete».
Questo sbarco non è stato l’unico di ieri. Sempre a largo di Lampedusa, a circa 25 miglia dalla costa, sono stati salvati due gommoni, con a bordo 25 e 31 immigrati. E sbarchi si sono succeduti anche in Sicilia orientale, a Portopalo di Capo Passero (Siracusa), dove sono arrivati 55 eritrei. Tra loro 17 donne e anche un neonato di pochi mesi.
A Lampedusa è emergenza. Il Centro di prima accoglienza è perennemente al collasso, il continuo turn over - due giorni fa l’ultimo trasferimento, in aereo, di 300 clandestini - non riesce a ricreare condizioni di vivibilità. Il Cpt di Lampedusa, sulla carta, ha appena 190 posti, ma di fatto, da settimane, ospita costantemente circa 300 persone. E il flusso di arrivi non si ferma. Nel pomeriggio di ieri un altro allarme. Una richiesta di soccorso con un telefonino satellitare, è arrivata a un extracomunitario rinchiuso nel centro di accoglienza di Pian del Lago, a Caltanissetta. L’uomo ha riferito di essere stato chiamato da un parente, che gli avrebbe detto di trovarsi su una barca a poca distanza dalla costa. Le ricerche sono partite subito ma non si è trovato nulla. Scandagliate, senza esito, anche le acque di Pantelleria e Malta.