«È un’altra vittoria della legge sull’affido»

Per Marino Maglietta la battaglia dei padri separati non si è ancora chiusa. Niente barricate, non è nel suo stile, ma la lotta per i diritti dell’altra metà dei cielo, gli uomini, o - come ama ribadire lui - per evitare che dopo un divorzio si separino anche i figli da uno dei genitori «non si è ancora esaurita». Eppure da quando il presidente dell’Associazione «Crescere Insieme» si è fatto promotore della legge sull’affido condiviso e ha raggiunto il traguardo della sua introduzione l’8 febbraio 2006 il clima è cambiato nelle coppie e nei tribunali. Un esempio il caso di Firenze di ieri.
È un segno che la legge 54 funziona?
«La decisione del Tribunale di Firenze è di certo il segno di una tendenza a dare seria applicazione alla normativa. Consolida la giurisprudenza precedente, che avrebbe potuto rimanere alla stregua di qualche caso isolato».
Quindi non è la prima volta? La mancata frequentazione tra figlio e genitore era già stata sanzionata?
«C’è una sentenza del tribunale di Varese del settembre 2007, per esempio. In quel caso il bimbo di sei anni si è costituito parte civile. La madre è stata obbligata al pagamento di una multa per aver vietato al padre di vedere il bambino. E il giudice ha riconosciuto che il reato aveva danneggiato anche il minore. In questo senso si è pronunciato anche il tribunale di Monza».
Allora non è tutto merito della legge...
«La legge sull’affido è servita a ribadire cose che in parte il codice penale, l’art.388, prevedeva già. In molti dimenticano che chi è affidatario ha il dovere di incentivare e favorire i contatti con l’altro coniuge e a farne rispettare la figura. Anche se il ragazzo rifiuta. Perché sarebbe il segnale che non è stato educato bene».
Le sentenze si stanno modificando. E l’aspetto culturale? È cambiata la gestione dei divorzi?
«Ci sono tribunali, come quello di Campobasso, dove le giudiziali si stanno riducendo a zero, come ha riferito lo stesso presidente. Ho saputo che ci sono mamme che si rivolgono ai presidenti per pregarli che i padri si occupino di più dei figli. Al di là delle posizioni ideologiche e dei retaggi femministi, le donne che sono in trincea chiedono che si faccia di più perché i padri si occupino dei figli».
Ma si può obbligare un genitore a voler bene al proprio figlio?
«Si obbliga ai comportamenti, non ai sentimenti»
Tutto rose e fiori dopo la legge?
«No, affatto. Le resistenze non mancano. Ci sono ancora tante mamme che ostacolano i rapporti del padre coi figli. Ma anche per questo stiamo lavorando sul cosiddetto “Condiviso bis“. Rivedremo la legge e la miglioreremo. Una delle proposte, per esempio, è che il figlio abbia il doppio domicilio, cioè che venga legalmente riconosciuto il suo diritto a vivere a pieno titolo in due case».