Altre bombe: 2 morti nello Xinjiang E a Pechino ucciso un turista Usa

Ancora sangue sulle Olimpiadi, a Pechino e nella lontana provincia dello Xinjiang abitata dalla minoranza musulmana degli uiguri, dove nella notte - nella città di Kuga - sono state avvertite numerose esplosioni e colpi d’arma da fuoco. Nello Xinjiang il 4 agosto 16 agenti erano stati uccisi in un attentato di un gruppo estremista islamico uiguro che aveva minacciato altre «azioni spettacolari» durante le olimpiadi: secondo l’agenzia di stampa cinese Xinhua almeno due persone sono rimaste uccise in seguito all’esplosione di una serie di ordigni, diversi i feriti giunti in ospedale. E il bilancio potrebbe ulteriormente aggravarsi. Le deflagrazioni si sono verificate tra le 3,20 e le 4 del mattino locali (le 21,20 e le 22 in Italia).
Gli attentati hanno chiuso giornata che ha fatto registrare a Pechino l’uccisione di un turista americano e il ferimento della moglie da parte di un uomo che si è poi suicidato. I turisti aggrediti - Barbara e Todd Bachman - venivano dal Minnesota: lui è stato accoltellato poco dopo mezzogiorno ed è morto sul colpo. Lei è finita in ospedale, dove resta in pericolo di vita, dopo essere stata colpita dall’aggressore, Tang Yongming, un cinese di 47 anni, originario di Hangzhou, nell’est del Paese. L’uomo si è poi lanciato nel vuoto dal secondo piano della torre del Tamburo, a sette chilometri dal villaggio olimpico.
Eretta nel 1420, restaurata nel 1894 sotto la dinastia Qing, la torre è uno dei punti preferiti per gustarsi lo spettacolo della città antica, spaziando dal quartiere di Hohai allo skyline della Città Proibita. Ed è lì che si è consumata la tragedia: il quartiere è ricco di negozi e passeggiate, è assai frequentato dai turisti e per questo tenuto sott’occhio dalle forze di polizia. Nonostante i 40 mila soldati e i 110 mila poliziotti, Pechino non è riuscita ad evitare che il primo giorno di Giochi si macchiasse di sangue. Una fine assurda, probabilmente per il gesto di un folle.
I Bachman, tra l’altro, erano in Cina da turisti, ma non per caso. Loro erano anche supporter: il genero, Hugh McCutcheon, è il coach che allena la squadra maschile di pallavolo. L’occasione era ghiotta: tifo ed affari di famiglia. Loro alle Olimpiadi erano habitué: la figlia Elizabeth aveva partecipato a quelle di Atene: «Wiz» come la chiamavano le colleghe, sotto rete, oltre alla gloria, aveva trovato anche l’amore, sposando il futuro mister della nazionale.
E proprio alla gita di ieri aveva preso parte anche lei, mentre il marito era impegnato al palazzetto per gli allenamenti di rifinitura della squadra. Elizabeth Bachman in McCutcheon ha così assistito incredula e impotente all’omicidio del padre e al ferimento della madre ed è stata solo sfiorata dalla lama dell’aggressore che ha lievemente ferito anche un’altra donna, la guida turistica che accompagnava il terzetto di americani. Il Presidente George W. Bush si è detto profondamente addolorato e nel suo incontro di oggi con il suo omologo cinese Hu Jintao, affronterà anche l’argomento: secondo la Casa Bianca pare infatti prematuro diffondere un’allerta per i turisti americani in Cina, fino a quando le motivazioni dell’aggressione non saranno stabilite oltre ogni ragionevole dubbio.