Le altre Alla ricerca di un posto in Sudafrica non ci resta che fare il tifo per il Trap

Se si dovesse dare credito esclusivamente ai numeri, in questo caso alla classifica Fifa Coca Cola, si potrebbe andare tutti quanti allo zoo comunale, in gita fuori porta, al cinematografo, insomma evitare la tivvù perché gli spareggi delle qualificazioni al mondiale sudafricano non sembrano avere storia, semmai soltanto cronaca.
La Francia è al nono posto della graduatoria o ranking per dirla con quelli che frequentano le lingue. La Repubblica d’Irlanda che l’aspetta a Dublino sta lontana, al trentaquattresimo. Il Portogallo è decimo, la Bosnia Erzegovina quarantaduesima; la Russia è al dodicesimo posto, la Slovenia al quarantanovesimo; la Grecia è sedicesima e l’Ucraina al ventiduesimo. Dunque le pagelle e le statistiche non lasciano speranze ma, per fortuna, il calcio non è una scienza matematica, l’aritmetica, l’algebra, la geometria, la trigonometria, per il momento almeno, circolano nelle parole di qualche santone allenatore o giornalista.
La verità è un’altra: per esempio la finalista dell’ultima coppa del mondo è nei guai, dico della Francia. La semifinalista dello stesso torneo tedesco, il Portogallo, prega la Madonna di Fatima di recuperare Cristiano Ronaldo, mission impossible, per spezzare le reni ai bosniaci nulla sapendo di loro non essendosi le due nazionali mai affrontate. I russi poi, forti in Champions con le loro squadre di Mosca e di Kazan, possono essere smascherati dagli sloveni e infine i campioni d’Europa del 2004, i greci, fanno i conti con l’Ucraina l’unica squadra che è riuscita a battere Fabio Capello e l’Inghilterra.
È un sabato strano, allora, non decisivo perché soltanto nelle partite di ritorno, a meno di risultati tennistici oggi, si conosceranno i nomi delle ultime quattro nazioni del continente europeo qualificate al mondiale, ma è un sabato che serve a ridimensionare ancora una volta le sentenze facili. Già il Real Madrid e il Barcellona hanno conosciuto le torte in faccia della Champions, poi monsieur Domenech si è messo in posa e con lui, in prima fila, Zlatan Ibrahimovic, che vedrà il mondiale da turista, o Ronaldo, appunto, in lista di attesa. Non basta il conto in banca, non basta la storia, qui contano i fatti e la partita di Dublino, come quella che seguirà al Saint Denis di Parigi mercoledì prossimo, è l’istantanea migliore per capire il fenomeno.
Tony Cascarino, ex giraffa del calcio irlandese, ha così descritto, scrivendo per il Times, l’allenatore della Francia: «Domenech, il pagliaccio che ha trasformato la Francia in un circo». L’ex parrucchiere parla per esperienza, al di là dei suoi vizietti con il gioco d’azzardo e le donne. Ha giocato con la maglia dell’Olympique di Marsiglia e del Nancy, conosce bene il football français, dunque va diritto al cuore del problema: «Quando Domenech si presenta la gente ride, non capisco perché sia ancora l’allenatore della Francia, uno così in Inghilterra sarebbe stato preso in giro». Ai francesi girano parecchio, al punto che Abidal ha replicato così: «Temiamo le malizie e le provocazioni di Trapattoni».
Poveretti, non riescono ad attaccarsi ad altro. Tutto il mondo è paese ma bastano un paio di spareggi per il mondiale et voilà si torna a insultare e provocare. Per esempio Liam Brady, che non è una testa calda ed è assistente di Trapattoni, con Marco Tardelli, ha detto che la designazione di due arbitri, uno tedesco e un altro svedese, per le due partite contro i francesi, significano che la Fifa vuole portare in Sud Africa le grandi nazionali e non certo l’Irlanda.
Robette di casa nostra, dunque, fuocherelli di vigilia. Il mondiale è un bel business, il teatro ideale per mostrare e mostrarsi e per acciuffare contratti sontuosi. A Zurigo quelli della Fifa sanno fare i conti, senza la paura dello scudo fiscale.

Il programma: Russia-Slovenia (ore 17); Grecia-Ucraina (ore 19); Irlanda-Francia (ore 21); Portogallo-Bosnia (ore 21.30, diretta Premium Calcio); Costa Rica-Uruguay (ore 3).