Altri 13 ospedali chiudono i battenti nel Lazio

La nuova rete ospedaliera riparte con tagli e chiusure. A breve - anche se il termine ultimo era stato fissato con gli inizi di aprile - la giunta regionale e il commissario Marrazzo si dovranno cimentare con l’avvio del nuovo piano sanitario. Stando alle bozze che circolano da qualche giorno più che un piano sanitario darebbe l’idea di essere una sorta di libro dei buoni propositi o, meglio, un libro dei sogni. Almeno per un commissario-presidente che si accinge a intraprendere l’ultimo anno di mandato prima di ripresentarsi agli elettori con una politica sanitaria che in questi quattro anni si è distinta per l’aumento dei ticket su esami e medicinali, quello delle aliquote regionali, la chiusura di due grandi ospedali romani e lo sfoltimento di reparti d’eccellenza. E se questi sono stati fin qui i punti salienti dell’amministrazione Marrazzo, l’ultima stesura del piano sanitario regionale conferma di battere la stessa strada. Il modello della sanità che verrà, descritto in un documento di oltre 700 pagine, rimarca la necessità di tagliare altri 1.200 posti letto e di chiudere altri 13 ospedali tra Roma e l’hinterland. Non a caso si attende a giorni la chiusura definitiva del Forlanini e il trasferimento complessivo delle attività presso l’unica sede del San Camillo. Quanto alla sanità di prossimità, ossia quella ambulatoriale e sul territorio che dovrebbe essere potenziata, ne abbiamo un solo, minuscolo accenno. Un esempio per tutti è il futuro della riconversione del complesso ospedaliero del San Giacomo: nel piano sanitario regionale si parla della riapertura con 10 posti letto di degenza infermieristica da inserire nel contesto del presidio territoriale di prossimità di via Canova 19. Niente più. Al contempo però la Regione si augura di trovare le risorse per riuscire a potenziare altre strutture ambulatoriali. In pratica gli ospedali sopravvissuti alla cura Marrazzo dovranno essere in grado di sopperire alle carenze territoriali create. Euro in più, euro in meno, da un rapido calcolo si tira fuori che servirebbero circa 204 milioni di euro. Tanti in una regione che viaggia sul miliardo e mezzo di deficit annuo ma, nel contempo, altrettanto pochini tenendo presente che tra questi ci sarebbero conteggiati pure i soldi per un ospedale da costruire ad Ariccia: il popolare Policlinico dei Castelli, la cui realizzazione è stata annunciata addirittura a gennaio 2008. Ma ecco le linee principali del libro dei sogni. Occorrerebbero 7 milioni di euro per la riconversione del Nuovo Regina Margherita (ora ridotto a mero ambulatorio); altri 5,6 per la realizzazione del presidio di prossimità a Tor Tre Teste. Ben 20 per il San Eugenio, 10 per l’ospedale dell’Addolorata, circa 6 per il Grassi a Ostia e una dozzina di milioni da ripartire tra il presidio ambulatoriale del Belcolle a Viterbo e quello di via Boccea. Ma non è finita. Nel piano si calcolano pure 15 milioni per l’adeguamento della cardiologia del San Camillo e altrettanti per il day surgery chirurgico dell’Umberto I.