«Altri Paesi Ue pronti ad usare i fondi della Tav»

dal nostro inviato

a Strasburgo

Mentre a Roma fioccano richieste di chiarimento a Prodi sulla mancata presentazione del progetto operativo che rischia di azzerare i soldi comunitari per la costruzione della Tav Lione-Torino, nell'Europarlamento c'è chi, come l'ex ministro ed ex sindaco di Venezia Paolo Costa (Margherita), si rifiuta di credere che Roma abbia ceduto alla sinistra radicale. «La Ue deve valutare il consenso all'opera ma quello degli Stati e dunque dei loro governi, non certo quello di qualche abitante della Val di Susa! E il nostro governo - continua infervorandosi - in luglio ha fatto sapere che intende procedere. Che ci voglia il progetto è fuori di dubbio, ma se il tunnel dovrà esser fatto nel 2015, mi pare ci sia tutto il tempo per valutare come procedere!».
Insomma, lei non crede che si corra il rischio di perdere i quattrini Ue per la Lione-Torino.
«L'Europa ha ritenuto fondamentali sei progetti di reti ferroviarie e in tre di essi ci siamo anche noi. Si realizzeranno perché servono ai trasporti di tutto il continente».
Se anche Di Pietro fa capire che nella maggioranza di centrosinistra c'è chi si oppone all'ammodernamento delle infrastrutture del nostro Paese...
«Avrà i suoi motivi per dirlo. Alla vigilia della Finanziaria si sa che tanti ministri alzano la voce per ottenere più fondi».
Ma le proteste della gente in Val di Susa non sono un’invenzione dei media.
«Proteste ce ne sono anche in Spagna, in Polonia, in tanti altri Paesi. Ma si superano, anche perché se no altri si danno da fare per ottenere i soldi che sono in ballo. Crede che gli ungheresi o i tedeschi si facciano sfuggire occasioni come queste? Io non ho nulla contro contestazioni civili contrarie alla Tav, quello che non accetto è il mancato rispetto della democrazia: se c'è una maggioranza che ha accettato la Tav Lione-Torino, la si deve rispettare. Anche il ministro dei Trasporti Bianchi si è detto contrario alla Tav in Consiglio dei ministri ma poi ha accettato la firma coi francesi. Non è che se una persona di livello è vegetariana si può imporre il divieto di vendere carne in tutta Italia».
D'accordo, ma tornando ai rischi che si corrono, è vero o no che i francesi avrebbero pronta un’alternativa da Lione a Vienna passando per Basilea e Stoccarda?
«Certo che i francesi ci stanno pensando, e da un pezzo. Ma non è che questo ci impedisca di fare la Lione-Torino!».
E lei pensa che il governo italiano alla fine lo varerà il progetto?
«Certo che lo varerà. Io non so chi si sia inventato la metà di ottobre. Credo di ricordare che la spartizione dei quattrini per le reti ferroviarie avverrà tra fine novembre e dicembre. Tempo, insomma, ne abbiamo ancora».