Altri quattro super dirigenti in Consiglio regionale Critiche all’asse Boni-Penati

Non sembra un dibattito da tempi di crisi e di rigori tremontiani. Eppure è scontro tra Pdl e Lega sui costi del consiglio regionale e questa volta sul banco degli imputati è un esponente del Carroccio, il presidente del consiglio regionale Davide Boni, alla guida dell’ufficio di presidenza che ha deciso di introdurre un nuovo livello di dirigenti, con stipendio di circa 100mila euro l’anno, destinando ai nuovi incarichi quattro persone. Presenti alla riunione del 26 ottobre che ha deciso le nomine, oltre Boni, anche i vicepresidenti Franco Nicoli Cristiani e Filippo Penati.
«È un’organizzazione degna di una struttura come la Fiat» attacca il capogruppo del Pdl, Paolo Valentini Puccitelli. Le nuove strutture si chiamano “Unità di supporto specialistico” e sono dedicate a Rapporti istituzionali, Organizzazione, Adempimenti statutari, Semplificazione e sviluppo. Aggiunge Valentini: «L’organigramma nato dal riassetto ha molte più caselle del precedente e a regime costerà 400mila euro in più all’amministrazione regionale. Vogliamo capire se l’ufficio di presidenza è il giardinetto privato del presidente del consiglio o se invece lo vuole gestire in maniera collegiale». Protesta anche il vicecapogruppo vicario del Pdl, Roberto Alboni: «La proposta è assolutamente da rivedere».
Boni si difende parlando di «valorizzazione delle risorse umane» e «miglioramento del funzionamento della macchina regionale». Tesi che non convince i gruppi, che hanno chiesto una riunione dell’ufficio di presidenza prima di lunedì prossimo, giorno in cui entrerà in vigore la delibera, e se la sono vista negare.
Un ruolo nella vicenda lo ha anche il portavoce e braccio destro di Filippo Penati. L’ufficio di presidenza del 26 ottobre aveva infatti stabilito anche di conferire al signor Franco Maggi il ruolo di responsabile del Servizio Comunicazione, relazioni esterne e ufficio stampa, dal momento che «non si può far fronte con i dirigenti in servizio». In base a successive verifiche dei requisiti necessari all’incarico e del «percorso amministrativo» necessario ad attivarlo, la nomina è però saltata.