Un altro bimbo denuncia abusi Anche lui è costretto a partire

Stesso istituto bielorusso, stesso calvario. A raccontarlo un undicenne ospite a Ovada (Alessandria). E domani tornerà in patria

Elena Girani

da Alessandria

Ha mimato alla mamma affidataria quelle «cose brutte» che i ragazzi più grandi facevano fare ai bambini e bambine nell'istituto di Viljeika. Un inferno di violenze e umiliazioni di giorno e di notte. Fa venire i brividi il racconto fatto dal bambino bielorusso affidato per le vacanze estive a una famiglia ovadese, all'équipe multidisciplinare contro il maltrattamento e l'abuso sull'infanzia e adolescenza dell'Asl 22 di Novi, alla quale si erano rivolti i «genitori» avendo notato cambiamenti nel suo comportamento. Ma domani il bambino sarà rimpatriato. La sua mamma Daniela M., dice: «Lo faccio partire perché rispetto la legge, ma ho già detto che se non mi faranno avere contatti con lui inizierò lo sciopero della fame. Ora io ho davvero paura». Il piccolo è un'altra voce da quell'inferno descritto anche dalla bimba che la famiglia di Cogoleto ha nascosto per non farla rientrare nel paese d'origine. Ivan (il nome è di fantasia) ha 11 anni e dall'estate 2003 è ospite di una coppia di Ovada, che sottoposta alle procedure è stata dichiarata idonea per le adozioni nazionali e internazionali. Alcune associazioni, tra cui il Forum per i diritti dei bambini di Cernobyl con sede a Molare, si occupano dei soggiorni: un mese in inverno e due in estate, tre con il progetto curato dalla «Puer» di Roma di cui il Forum è referente per l'Alessandrino. Sono arrivati anche dieci bambini sordomuti ospitati in una struttura speciale. Ivan è sempre stato solare e generoso; l'anno scorso aveva anche seguito un corso di nuoto. «Poi quando siamo andati a trovarlo in Bielorussia - ha riferito la mamma agli operatori dell'Asl - tendeva a isolarsi, diceva che tutti lo deridevano». Arrivato a Ovada a fine giugno per il periodo estivo, era ancora più chiuso e emotivo. Al mare aveva paura dell’acqua, del bagnino, di tutto, voleva stare sempre in camera. Chiuso in un mondo impenetrabile. Fino a quando si è aperto con la mamma alla quale ha mimato scene di violenza subite da suoi compagni in istituto. Un racconto ripetuto poi ai responsabili del servizio di neuropsichiatria, ai quali ha parlato anche di altri tre bambini, ospiti in Italia in estate, vittime di soprusi nella struttura di Viljeika. La Procura di Alessandria, informata della vicenda, ha aperto un fascicolo a carico di ignoti per violenza sessuale aggravata; quella dei minori di Torino ha chiesto al tribunale di Roma di sentire il console della Bielorussia in Italia. Dopo le assicurazioni del governo bielorusso che Ivan potrà essere seguito da medici e psicologi italiani, ha disposto la partenza del bambino.