Altro che addio nel 2013 Silvio non ha mai detto di voler lasciare il timone

RomaSarà certo una coincidenza, ma proprio alla vigilia della sentenza d’appello sul Lodo Mondadori - attesa per oggi rigorosamente a mercati chiusi - Silvio Berlusconi fa una lunga chiacchierata con Repubblica dalla quale emerge che potrebbe, nel 2013, farsi da parte ed incorona Angelino Alfano come prossimo candidato premier. Un lungo colloquio, nel quale il premier ribadisce di non essere interessato neanche alla poltrona del Quirinale (dove vede bene Gianni Letta) e spiega di volersi limitare a fare «il padre nobile» cercando di «costruire il Ppe in Italia».
Un’intervista, quella firmata da Claudio Tito, che certamente non è stata né organizzata a tavolino né tantomeno concordata. E che è merito soprattutto del giornalista di Repubblica, bravo a trovarsi nel posto giusto al momento giusto (così da intercettare il premier mentre lasciava Montecitorio). Un colloquio nella quale la parte del suo eventuale addio nel 2013 è stata però probabilmente forzata. Tanto che il premier è intervenuto ieri a precisare alcuni aspetti: «Dispiace che in resoconti, interviste e retroscena pubblicati sui giornali siano state raccolte espressioni già diffuse dalle agenzie di stampa e prontamente smentite, senza che si sia tenuto conto né delle mie smentite né delle mie precisazioni, come dovrebbe essere buona regola di un giornalismo corretto», ha detto Berlusconi. «Lo stesso vale per Repubblica, dove un’amichevole conversazione è stata trasformata in una formale intervista con tanto di domande e risposte».
Nel pomeriggio di ieri, poi, il Cavaliere ha fatto capire di non aver detto di meditare l’addio alla leadership del Pdl e alla candidatura a premier. Il ritiro di Berlusconi è un’ipotesi che tuttavia allo stato è soprattutto un sogno della sinistra. Nella decisione di avere un colloquio con Repubblica c’è anche un altro risvolto: è la testata edita da quel Carlo De Benedetti che oggi potrebbe andare all’incasso di un maxi risarcimento per la vicenda del Lodo Mondadori abbia pesato anche il fatto che la sentenza di appello è attesa ad ore. Anzi, dovrebbe arrivare già in giornata. Con un ridimensionamento della cifra record di 750 milioni di euro decisa in primo grado ma comunque - questo raccontano i rumors - con una batosta da oltre 500 milioni. Una sentenza esecutiva.
Un Berlusconi, insomma, deciso a mandare segnali di pace. Anche in vista di una fine di legislatura che si annuncia sempre più sull’ottovolante visti gli ultimi risvolti dell’inchiesta che ha colpito Marco Milanese arrivando a toccare finanche Giulio Tremonti. Ecco, forse, perché il Cavaliere, indipendentemente dall’ipotesi più o meno concreta di voler appendere gli scarpini al chiodo nel 2013, con alcuni passaggi ha voluto dare messaggi anche alle nuove leve del Pdl e all’intero partito.
L’accenno ad Alfano è comunque un’investitura per la premiership destinata a rafforzare il neosegretario del Pdl in chiave interna ma anche a smussare i contrasti interni al partito. A maggior ragione se il quadro dovesse cambiare o se ci fossero incidenti di percorso che cambiano le carte in tavola. Per esempio, una crisi di governo che porti il Paese alle urne già nella primavera del 2012. Allora lo scenario potrebbe mutare ancora. L’ipotesi di un addio di Berlusconi sarebbe ancora meno ipotizzabile: si dovrà vedere che coalizione e che candidato premier c’è dall’altra parte. E pure dove si collocherà l’Udc. Abbandonare è una possibilità, ma non una cosa all’ordine del giorno adesso. E neanche nel futuro prossimo
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