«Altro che cattivi. Chi spara su di noi uccide la natura»

In Italia ci sono circa settecentomila cacciatori e di questi almeno la metà avrebbe bisogno di fare dei corsi di aggiornamento perché non si può pensare di sparare a tutto ciò che si muove

«In Italia ci sono circa settecentomila cacciatori e di questi almeno la metà avrebbe bisogno di fare dei corsi di aggiornamento perché non si può pensare di sparare a tutto ciò che si muove».
A dirlo non è un animalista convinto, ma l'avvocato Fausto Bongiorni, presidente dell'Accademia di Sant'Uberto, una scuola nata nel 1994 che ha come scopo proprio la formazione dei cacciatori e la protezione della fauna.
Avvocato Bongiorni cosa significa educare un cacciatore? Insegnargli a pulire la doppietta?
«Assolutamente no. Il nostro scopo è specializzare gli appassionati fornendo un bagaglio ecologico ed etologico che permetta di gestire un equilibrio tra fauna e ambiente».
Belle parole, ma non si rischia di complicare un po' troppo ciò che per molti è un passatempo?
«Rappresento un gruppo di circa tremila appassionati e per noi è profondamente sbagliato considerare la caccia un passatempo o uno sport. Ai nostri tempi, come ha detto il ministro Prestigiacomo nella trasmissione Porta a Porta, la caccia deve avere una funzione sociale per gestire al meglio l'equilibrio ecologico-faunistico. Noi vogliamo essere dei sacerdoti della natura».
Può sembrare contraddittorio che chi uccide gli animali possa amare la natura.
«Invece è così. Le faccio un esempio. A Porta a Porta Gabriele Cimadoro, deputato dell'Italia dei Valori, si è espresso a favore della depenalizzazione dei reati venatori. Noi siamo assolutamente contrari le infrazioni più gravi necessiterebbero di un incremento di pena e non dell'opposto».
Quali sono i reati di cui si parla?
«Ad esempio svolgere attività venatoria fuori dai periodi consentiti e sparare a specie a cui non si dovrebbe. Un insulto a una buona e corretta gestione della fauna».
Ma come un cacciatore che non vuol sparare?
«Certo proprio così, l'unico modo per godere del plauso della collettività è utilizzare l'arma solo quando è necessario. I politici che predicano l'opposto lo fanno solo per ingraziarsi gli elettori della propria area d'influenza».
In che casi è «necessario» uccidere un animale?
«L'Accademia di Sant'Uberto sta istituendo un centro di formazione ambientale permanente con l'Università e la Provincia di Pavia il cui scopo è proprio quello di fare cultura. Noi abbiamo collaborato con il WWF e siamo in linea con Lega Ambiente. La caccia se disciplinata è necessaria per mantenere un sano equilibrio della fauna selvatica, per contenere le specie nocive, per aiutare gli agricoltori che subiscono danni importanti, per abbattere animali malati».
Un cacciatore contro i cacciatori?
«Come in tutti gli ambienti ci sono degli estremisti, persone a cui interessa solo sparare, andrebbero isolati. Può sembrare una provocazione ma non lo è: chi ama la caccia ama la natura e gli animali. Basti dire che il miglior amico del cacciatore è il cane».
Allora perché spesso passate per i cattivi di turno? Forse perché in nessun cartone animato di Walt Disney i cacciatori fanno la parte dei buoni?
«Si anche per questo. Voglio fare una provocazione: una cartuccia costa da 50 centesimi sino a 5 euro, se ogni cacciatore italiano versasse l'equivalente di dieci cartucce potremmo sponsorizzare un bel film di animazione che spieghi anche ai bambini perché i cacciatori si possono definire sacerdoti della natura».