Altro che doni di Madre Natura Il bello è (sempre) artificiale

Insomma, dopo quasi un secolo di chirurgia plastica e sdoganamenti a ogni livello, ancora si sentono tante morali e distinzioni intellettuali tra naturale e artificiale? Anche se poi le vip sono tutte rifatte e fanno buon viso a cattivo gioco, e le radicalchic distinguono tra rifatte bene e rifatte male, e a noi uomini va di lusso, la vicina di casa sembra proprio tale e quale a una che hai visto in televisione. D’altra parte, se la bellezza è un valore, per quale ragione non ritoccarsi? Perché sei nato così? Allora per coerenza non vai neppure dal parrucchiere per una tintura e una messa in piega.
Tuttavia vige ancora un pragmatismo ipocrita, si fa ma non si dice, e di regola si schermiscono tutte dietro i labbroni e i seni straripanti: rifatta io? Ma quando mai, tutto naturale. Nessuna capace di outing totale, sfacciato. Michael Jackson, perfino lui, uno che in clinica andava e veniva con l’amica Liz Taylor, amatissima e rifattissima, si era lasciato intimidire dai moralisti e aveva pronta una lista di alibi. Tipo: si era sbiancato depigmentandosi per la vitiligine, si era fatto una decina di rinoplastiche perché il padre lo maltrattava da piccolo dicendogli che aveva un naso troppo grosso, si lisciava i capelli non mi ricordo perché, forse aveva problemi tricologici di arricciamento mortale.
A fronte, in ogni caso, dei soliti predicatori progressisti che lo accusavano di rinnegare la propria razza, come succedeva alle Miss orientali che sbarcavano negli Usa e ricorrevano alla blefaroplastica per avere occhi più occidentali. Sebbene i razzisti, per me, siano sempre stati gli altri, cioè: se mi venisse il ghiribizzo di farmi negro e col naso camuso sarei razzista io o chi mi dice di restare bianco? E tutti questi bianchi sulle spiagge a sciogliersi al sole perché vogliono diventare neri, dove li mettiamo?
A proposito, ovviamente c’è chi ti rifila una predica in nome della natura. Come se, tra l’altro, naturale fosse necessariamente sinonimo di buono: casomai dal Pleistocene a oggi è vero il contrario, tutto ciò che è artificiale è bello, dagli antibiotici all’iPhone all’aria condizionata alle tette di Milly D’abbraccio, una splendida cinquantenne.
Nel tranello quindi ci casca pure Elizabeth Haiken, una che ha scritto una gustosa storia della chirurgia estetica, intitolata L’invidia di Venere (Odoya, pagg. 384, euro 20), disseminata purtroppo di troppe frecciatine veteromarxiste sulla società del consumismo, e questo perché la Haiken deve lasciare questa storia ai nipoti, così dice. Stessa solfa in Riprendetevi la faccia (Mondadori) l’ultimo saggio di Barbara Alberti in difesa delle rughe, dove ovviamente le donne ricorrono al chirurgo plastico in quanto vittime dei desideri maschili, e ti pareva.
Nel documentato saggio della Haiken comunque ci sono tante curiosità, per esempio: nel 1923 gli americani protestarono perché la popolare attrice Fanny Brice si era ritoccata il naso, chiedendosi scandalizzati: «Perché si è rifatta?». Quarant’anni dopo, quando Barbra Streisant ai suoi esordi interpretò per caso proprio il ruolo di Fanny Brice nel musical Funny Girl, gli americani si chiesero: «Perché non si è rifatta?». Dopodiché sul banco degli imputati dell’autrice ci finisce il capitalismo e il sogno americano, e alla fine, si capisce, è meglio essere belle dentro e brutte fuori, ma ammesso e non concesso si potranno rifare almeno le brutte dentro o no?
Eppure le femministe comuniste dovrebbero essere contente: ormai di tiratina in punturina le donne si assomigliano tutte e, a parte il raggiunto egualitarismo estetico, più invecchiano più rimorchiano perché fanno concorrenza ai trans, e inoltre lo specchio rispecchia anche un bel principio marxista: «a ciascuno secondo il suo bisogno». Dovrebbero anzi cercare di introdurre la chirurgia estetica al posto del reddito di cittadinanza, in nome del poveri ma belli. In quanto femministe sarebbero più coerenti, altrimenti com’è? L’utero è mio e me lo gestisco io ma il naso no?
È certo che nessuna persona religiosa dovrebbe rifarsi: secondo i cattolici non si può neppure decidere se farsi staccare la spina da un respiratore artificiale perché la vita non appartiene a te ma a quell’entità immaginaria chiamata Dio (ma allora perché una macchina deve tenerti in vita contronatura? misteri della fede), e cosa fai, tu cattolica, ti rifai le labbra che Dio ti ha dato? I musulmani, più seri, hanno risolto tutto con il burqa, inutile spendere soldi per rifarsi un naso o delle labbra che vede solo tuo marito.
Messa sul piano etico può essere un buon sistema per combattere la religione: preferisci le tette di Nicole Minetti oggi o andare in un paradiso che non esiste domani? Sì, lo so, qualcuno obietta che oggi si cominciano a rifare a vent’anni e a sessanta saranno dei mostri, ma non mi sembra una tragedia, anzi, è molto democratico, tanto dei mostri lo diventeremo tutti, ci pensa la vecchiaia, andatevi a leggere in cosa si trasformano perfino le fanciulle in fiore e gli splendidi Guermantes alla fine della Recherche.
Almeno con la chirurgia estetica viene abbattuto anche ogni il razzismo anagrafico: non sai più se una ha sessant’anni e è una ventenne rifatta male o se ne ha venti e è una sessantenne rifatta bene, meglio di così si muore.