Altro che i romani, meglio i genovesi

Sono appena tornato da un viaggio a Roma, dove mi ero recato, con mia moglie, per un congresso. Nella capitale, abbiamo potuto constatare i brillanti effetti dell’illuminata amministrazione della sinistra sotto l’ineffabile Veltroni, in termini di totale disordine dei mezzi pubblici e di dissesto delle strade e dei marciapiedi, quasi peggio che a Genova, che è tutto dire.
Non parliamo poi dei tassisti romani, suddivisi in numerose cooperative disorganizzate, inefficienti e dispensatrici di musichette idiote, le sole cose che si riesce ad ottenere dopo ore di chiamate al telefono per ottenere l’immenso privilegio di veder finalmente arrivare un tassì che si fermi a raccogliere i malcapitati. Se si cerca di fermare un tassì con i classici gesti del braccio o dell’ombrello alzato, trecento tassì passano senza fermarsi, il trecentesimo e uno si ferma e chiede: «Dove volete annà?» Ricevuta la risposta, dice di non salire, e consiglia di prendere «er collega che sta dietro», cioè il trecentesimo due, il quale, chiamato, sfreccia via senza degnarsi di notare i cenni dei malcapitati che aspettano da un’ora (d’orologio) sotto la pioggia.
Arrivati finalmente, in qualche modo, a Genova, abbiamo preso un tassì all’aeroporto per tornare a casa. Dal tassista genovese, gentile ed efficientissimo, abbiamo appreso che l’assessore Merella, della sinistra amministrazione comunale genovese, propala giudizi poco lusinghieri sui tassisti genovesi. A questo proposito, io e mia moglie vorremmo precisare quanto segue:
1) conosciamo benissimo i tassisti genovesi, perché in città ci muoviamo in due soli modi, a piedi o in tassì; dato che per l’auto non si trovano parcheggi e gli autobus sono mal frequentati, pericolosi, e talvolta guidati in modo tutt’altro che sicuro;
2) abbiamo sempre trovato ottimi i tassisti genovesi, per efficienza e cortesia;
3) il regime di sinistra imperante in Comune, in Regione e in ogni possibile altro buco di governo e sottogoverno locale e regionale, fra le moltissime cose di cui dovrebbe vergognarsi, ha anche quella di aver accantonato il progetto di dotare i tassisti di un sistema di localizzazione satellitare, evidentemente perché, ai burosauri della sinistra, della sicurezza dei tassisti, «nun gliene potrebbe fregà de meno».
Nella certezza che i sinistri burosauri non faranno una piega davanti alle proteste, mie o di chiunque altro suddito, ma comunque grato per l’attenzione del Vostro Giornale, che leggo ed apprezzo fin dal primo numero, porgo i più cordiali saluti.