Altro che innovatore... Beppe Grillo fa i comizi come quelli degli anni '50

Il comico in politica è un bluff. Si finge innovatore, ma usa i metodi della vecchia politica <br />

Milano Toh, guarda chi si rivede, Beppe Grillo: il fustigatore a cinquestelle. Il politico che non vuol fare il politico. Il comico che cerca ancora di fare il comico, inanellando una serie di vaffa. Il cercatore di palchi, palchetti, scranni et similia per salirci sopra e urlare qualcosa al microfono.
Ma non dovevamo non vederci più? Ma non dovevamo, grazie a lui, il fustigatore-innovatore, voltare, finalmente, pagina? Cambiare passo, cambiare politica e, soprattutto, cambiare i politici? Macché, tutte palle, per dirla in linguaggio grillese.
Perché lui, proprio lui, il fustigatore-innovatore ha adottato il format più stantìo che potesse adottare. Dice che i politici di oggi sono peggio di quelli di ieri, che sono pattumiera, rifiuti più o meno organici da smaltire nella raccolta non differenziata, nel senso che sono tutti uguali di qualsiasi colore siano, eppoi si comporta lui peggio dei politici non solo di oggi ma anche di quelli dell’altro ieri.

Non si sta perdendo una piazza, una piazzetta, una rotonda per fare il suo comizio anni Cinquanta stile Vota Antonio, Vota Antonio! Ieri la sua ennesima, straordinariamente innovativa performance, ha voluto tenerla nientemeno che in piazza Duomo a Milano. Già, proprio il luogo deputato ai comizi di tutti i comizianti che sono passati da Milano. Praticamente da Belloveso, nipote del re dei Galli Bituringi, ad oggi. Originale dunque questo nuovo imperatore a cinquestelle che dal palco cerca di risvegliare le folle e indottrinarle alla rivoluzionaria politica della mutazione più immutabile che il suo movimento propone. Originale e limpido nella sue affermazioni ha ripetuto puntualmente anche ieri che i politici al governo e in parlamento «sono già morti, tutti morti» e riguardo a questo tema, trasversalmente parlando non ha fatto eccezioni. Ha stangato Fassino e i suoi che hanno osato definire lui e il suo movimento cinquestelle «l’anti-partito», ha demolito Pisapia e la sua candidatura anti-Letizia Moratti a Milano. Ma poi ha bastonato in rapida successione Berlusconi, Lupi,(«Massì quello con la faccia che sembra la figlia di Fantozzi!»)e La Russa invitandolo cortesemente ad «bombardarsi il sedere».

Meno male che il fustigatore-innovatore ha un’idea ben precisa di Milano e della sua amministrazione: «Quello di prima, il sindaco di prima Gabriele Albertini ha indebitato la città per un miliardo e 750 milioni e ora lo manteniamo in Europa. Questi qui ci hanno impiegato quattro anni a capire di essere pieni di debiti. E sapete perché? Perché che sono incapaci di intendere e volere». Poi la sua verve comica è uscita al meglio: «Avete una signora che quando si guarda sembra dire: “Ma sono veramente io il sindaco?”. Avete una città piena di lavori, di cemento. E il sindaco ha firmato un piano regolatore da 35 milioni di metri cubi. Pari a 350 Pirelloni. Avete un sindaco che è la moglie di un petroliere che le mette a disposizione 20 milioni di euro. Con 20 milioni di euro chiunque può diventare sindaco Invece, il centrosinistra schiera un vecchio signore - ha detto riferendosi a Giuliano Pisapia – che è una brava persona ma non ce la fa. Hanno già perso».

Un’illuminante analisi per giungere ad una conclusione piuttosto scontata: «Il nuovo siamo noi, gli altri, siamo noi che candidiamo a sindaco un ragazzo di vent’anni. Perché solo noi possiamo cambiare quest’Italia e mandar via questa gente» Solo che poi è lo stesso Grillo ad ammettere che «nemmeno noi sappiamo chi siamo e dove vogliamo arrivare perché siamo nati nella rete e i contradditori, i dibattiti li facciamo in rete». Qualcosa non torna. Oppure il principe della satira prende in giro se stesso e noi stessi. Parla, anzi predica a squarciagola di web e dintorni e poi va in giro a fare comizi («quattro al giorno») per farsi conoscere come l’ultimo dei dinosauri della politica preistorica che lui vuole polverizzare. «Mi prendono in giro anche i miei figli - ammette - che ironizzano sulla mia idea fissa della politica dal basso». Certo se nemmeno in famiglia lo appoggiano Beppe Grillo merita tutta la nostra solidarietà. È una faticaccia girare l’Italia da incompreso.