Altro che leggenda, rubano bambini

E adesso come la mettiamo con la storia della leggende metropolitane e delle psicosi collettive? I rom che rapiscono i bambini sono ancora soltanto «mentalità e rappresentazioni diffuse» che precedono e sostengono i pregiudizi, come si sente ripetere ogni volta che una notizia del genere giunge ai mezzi di comunicazione? Non doveva proprio, la sedicenne nomade di Ponticelli, tentare di portarsi via quella bambina. Perché adesso sarà difficile circoscrivere l’episodio di Napoli come un «caso isolato». O frutto di un abbaglio, come capitò l’anno scorso su una spiaggia presso Palermo, quando una donna prima accusò una nomade di aver nascosto una bimba sotto la gonna per portarsela via, per poi ritrattare il giorno successivo, dopo l’arresto della rom.
Gli zingari rubano davvero i bambini? Anche fosse un semplice e odioso luogo comune, non ci sono soltanto chiacchiere e sussurri ad alimentarlo. Il tempo dei gitani, terzo film di Emir Kusturica, regista bosniaco di Sarajevo, è una pellicola stralunata e grottesca che in oltre due ore racconta la storia del giovane Perhan, figlio naturale di una zingara, costretto a rubare i bambini, trafficare con le prostitute, istruire i ladruncoli, organizzare gli accattoni in una sordida periferia milanese. I critici scrissero di una «Milano onirica», ma vent’anni dopo (il film fu girato nel 1989) l'opera di Kusturica assume un’aura angosciosa di profezia.
Ombre, paure, visioni di donne di ogni età dalle sottane lunghe e dagli scialli larghi, che si aggirano nei luoghi più affollati, pronte a far sparire bimbi soli o svuotare carrozzine di mamme distratte. Soltanto fantasie di cervelli inguaribilmente razzisti? Lo scorso mese il prefetto Rino Monaco, commissario straordinario del governo per le persone scomparse, ha diffuso i dati ufficiali. I minori da ricercare sono 9.710; di questi 7.963 sono stranieri, e la maggior parte sono bimbi e ragazzi rom accompagnati in istituti che poi hanno fatto perdere le tracce. Fuggiti volontariamente? Costretti a rientrare nei clan? O rapiti? «Non abbiamo elementi per privilegiare una ipotesi rispetto a un’altra», dice il prefetto Monaco. Lasciando dunque aperte tutte le piste, anche le più agghiaccianti.
Le leggende, comprese quelle metropolitane, non sono mai soltanto frutto della fantasia, anche se sarebbe rassicurante e «politicamente corretto» crederlo. Le cronache parlano di dieci rom rinviati a giudizio l'anno scorso a Roma per riduzione in schiavitù di minori e tratta di esseri umani: bimbi acquistati in Romania a un migliaio di euro l'uno oppure rapiti e portati clandestinamente in Italia, legati, frustati, torturati, plagiati e mandati a rubare. Di nove romeni condannati a Milano, sempre l'anno scorso, per il rapimento di una 15enne rom nel campo di Figino. Di ragazzine sequestrate da rom adulti per darle in sposa ai figli. Di piccini rapiti dagli zii per estorcere denaro ai congiunti, sempre nomadi. Di bambini dei quali non si sa più nulla dal giorno in cui in paese arrivarono le giostre. E i giostrai.
La paura a volte fa vedere anche quello che non c'è. Come quando fu fermata una zingarella che mendicava davanti a un cimitero nel Salernitano per la somiglianza con Angela Celentano, la bimba di Vico Equense inghiottita da un destino misterioso nel 1996 sul monte Faito: ma il test del Dna diede esito negativo. E Ciccio e Tore Pappalardi, i fratellini di Gravina di Puglia trovati morti in fondo a un pozzo 19 mesi dopo la sparizione, furono cercati perfino in Romania. La «pista zingara» fa capolino ogni volta che si indaga sulla scomparsa di qualche minorenne. È la pista dei «ladri di bambini». Che è una drammatica realtà almeno a Ponticelli, il quartiere dove i rom pagano il pizzo alla camorra, 50 euro al mese per ogni baracca, tenda, auto, per fare indisturbati quello che vogliono. Rubare, mendicare, smaltire rifiuti tossici. E ora anche rubare i neonati dalle culle.