Altro che multe il problema sono le Triadi

Sarà molto difficile stabilire un collegamento - ammesso che esista - tra la rivolta dei commercianti cinesi contro le presunte angherie dei vigili e la sparatoria di ieri pomeriggio in via Sarpi. Se questa fosse avvenuta un mese fa, l'avvenimento sarebbe stato liquidato come il solito regolamento di conti tra gang rivali, come un fattaccio di cronaca interno alla comunità cinese, fuori dagli schemi della criminalità cittadina e perciò relativamente poco allarmante sul piano dell'ordine pubblico. Dopo gli eventi di due settimane fa che hanno richiamato l'attenzione anche della stampa internazionale (proprio ieri la Herald Tribune gli ha dedicato una mezza pagina), lo scontro a fuoco può invece diventare una spia di ciò che accade veramente nel quartiere, e che sinora i cinesi erano riusciti a tenere abbastanza nascosto: una specie di mutazione della comunità, in cui gli abitanti originari vengono gradualmente soppiantati dai nuovi arrivati - regolari e clandestini - che portano nuove abitudini, nuove pretese e soprattutto un congenito rifiuto all'integrazione, dovuto in parte anche al nuovo «orgoglio cinese» derivato dai successi economici della Repubblica popolare. Molti interpreteranno il regolamento di conti, se non proprio come una prova della presenza attiva delle Triadi, senz'altro come un sintomo che dietro la prosperità della comunità non ci sono solo affari puliti. I cinesi sono arrivati a un reddito pro capite, 1560 euro al mese per gli uomini, 1250 per le donne - che non ha nulla da invidiare a quello della classe media italiana. A mano a mano che la torta cresce, è quasi fisiologico che ci siano scontri per la sua divisione. Per questo, oltre a fare rispettare le ordinanze sul traffico, bisognerà anche aumentare la sorveglianza sul resto delle attività del quartiere, che fino a poco tempo fa non parevano degne di grande attenzione.