«Altro che Napolitano, l’encomio va a Siri»

Lo scorso 25 aprile è venuto a Genova (città medaglia d’oro della Resistenza) il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e ha ricevuto la cittadinanza onoraria.
Ricordando gli avvenimenti successi nei lontani giorni dell’insurrezione genovese, l’unica persona che avrebbe dovuto ricavare un riconoscimento importante, tanto più nostro concittadino, parlo del vescovo ausiliare Giuseppe Siri che con intelligenza, diplomazia e pazienza convinse alla resa i soldati tedeschi.
Perché da parte delle autorità genovesi perdura da sempre questo colpevole silenzio? Cari concittadini lo sapevate che, quando il comandante tedesco andò a Villa Mignone per firmare la resa, volle che fosse presente il vescovo Giuseppe Siri? Lo sapevate, che la batteria sul monte Moro (cannoni calibro 420) puntati sulla città non spararono neppure un colpo per merito del vescovo Giuseppe Siri?
Lo sapevate, che a salvare il porto di Genova, minato pronto per farlo saltare in aria fu sempre il valoroso vescovo Siri, a scongiurare questo gravissimo disastro?
Lo sapevate, che dopo vari incontri segreti con i partigiani sulle montagne li fece scendere da un tragitto diverso da quello dei soldati tedeschi, che dopo la resa, lasciarono la città da una strada diversa, perché non si incontrassero i partigiani e salvassero così tante vite umane.
È ora di finirla con la retorica della resistenza di sinistra. Finalmente colgo l’occasione per raccontare la verità. I nostri nipoti devono conoscere come sono andati i fatti, certo non li apprendono leggendo i loro libri di storia che usano a scuola. Concludo che come riconoscimento e ringraziamento, per quello che aveva fatto il vescovo per la nostra città salvandola da una carneficina, gli dedicarono una piazza interna e nascosta nell’atrio del Carlo Felice non certo in Portoria (come si chiama attualmente piazza Piccapietra)