«Altro che Pirlo mi fa paura Conte»

MilanoUno come Marc Van Bommel che si presenta con qualche minuto di ritardo all'appuntamento per l'intervista e chiede scusa offrendo la spiegazione autentica («La mattina accompagno i figli a scuola e c'è sempre molto traffico in centro a Milano»), meriterebbe solo per questo una stretta di mano e una citazione in redazione. Uno come Van Bommel sa di dover attraversare il sentiero minato della nostalgia canaglia milanista (dello spogliatoio, della critica, dei tifosi) per il Pirlo lasciato alla Juve e lo fa con piglio militare, senza nascondersi dietro la siepe dell'ipocrisia. «Io lo so che qui gli vogliono bene, io lo che Pirlo è un grande giocatore ed una persona eccellente, che è stato 10 anni a Milanello e ha vinto tutto ma io non gioco contro Pirlo, io gioco contro la Juve e so che la Juve darà filo da torcere al Milan e dovremo stare attenti non solo a Pirlo ma a tanti altri giocatori», racconta.
Scusi Van Bommel, anche al Bayern dovrebbero avvertire la nostalgia per la sua partenza...
«A Monaco hanno cambiato sistema di gioco, adesso stanno provando Luis Gustavo ma non è facile rimpiazzare uno come me…»
Che effetto le fa questa Juve?
«L'ho affrontata due volte e studiata ben bene e devo dire che mi ha colpito un particolare su tutti gli altri. Si vede che c'è la firma del nuovo allenatore, Conte. A me piace molto il suo modo coraggioso di giocare al calcio. Noi siamo partiti male e loro invece bene: ma siamo solo a 3 punti da loro, basta una partita vinta e li raggiungiamo. Non sarà facile».
Come ha fatto a integrarsi così velocemente nel calcio italiano?
«La prima spiegazione forse sta nelle mie origini: sono olandese. E gli olandesi da 500 anni sono stati abituati a salpare su una barca e ad andare in giro per il mondo. Perciò mi sono adattato in fretta in Spagna, in Baviera e quando sono arrivato a Milano. La seconda spiegazione sta nell'accoglienza del Milan: fisioterapisti, staff tecnico, magazzinieri, tutti hanno contribuito a farmi sentire subito uno di loro. Devo infine dire grazie a Galliani e Braida: non è facile riscuotere credito a 33 anni da un club come il Milan. Loro hanno avuto fiducia in me, io sto provando a ripagarli. Da olandese ogni giorno lavoro per migliorare il mio bagaglio tecnico e tattico».
Che giudizio offre oggi del calcio italiano: è in declino?
«Io sostengo che ha tutti gli ingredienti per piacere. Ci sono partite spettacolari ed altre che non piacciono a chi sta in tribuna o davanti alla tv mentre invece sono apprezzate da chi sta in campo. Non credete alla favola che in Spagna o in Inghilterra o in Germania sia tutto un fuoco d'artificio. Anche da quelle parti ci sono partite noiose».
A Barcellona il Milan è finito sotto accusa per aver realizzato un mega-catenaccio: condivide?
«Noi siamo partiti bene, per 25 minuti potevamo fare danni, poi il Barcellona ha avuto più occasioni di noi, magari il 2 a 2 non è giusto ai loro occhi ma il calcio è anche questo».
Eppure l'inizio della nuova stagione è stato tormentato per lei e per il Milan: a Napoli lei ha dato via libera al contropiede di Gargano. Come mai si è arreso senza intervenire?
«Spiegazione semplicissima: ho visto Seedorf che veniva a darmi una mano e pensavo che lo prendesse lui, quando Clarence si è spostato per seguire un altro, io potevo fare fallo ma avrei lasciato il Milan in dieci. Ecco perché mi sono ritratto. Tutti hanno pensato: che stupido Van Bommel. No, non è così. Se il Milan gioca corto io recupero tra 15 e 25 palloni a partita. Gioco distante dalla porta ma fa niente se non faccio gol».
Stupito da Cassano?
«Nessuna sorpresa, ha il talento dalla sua parte. Deve sapere che a fine stagione tutti avranno giocato un certo numero di partite».
È tornato Ibra, è tornato a vincere il Milan di Champions…
«Lui è un super, niente da dire. Ma ricordatevi che anche dietro, in difesa, c'è qualche altro Ibra che gioca con noi, Nesta e Thiago Silva per esempio. Ibra poi ha bisogno della squadra per esaltarsi».
Si è meravigliato quando ha visto Sneijder fuori dall'Inter di Gasperini?
«Wesley è uno dei più forti al mondo, giocare con lui in nazionale è troppo facile per me. Lo so che parlare bene di un interista è strano ma è così».