Altro che Silvio-Bossi ad affondare è Fini

Il leader di Fli ha paura e dice che il voto alle amministrative non conta. Il motivo? Il suo partito non supera il 2%

Altro che crisi tra Ber­lusconi e Bossi. È Fi­ni che va a picco e scappa dalle immi­nenti elezioni. Il presiden­te della Camera ha messo le mani avanti: per il Fli- ha detto ieri - le amministrati­ve non contano, appunta­mento alle prossime politi­che. E ci credo. I sondaggi, anche i più generosi, gli as­segnano il due per cento. Un disastro per chi ha sciol­to un partito, An, che vale­va il dieci e che era poi stato il cofondatore del Pdl che di punti ne ha oltre trenta. Un’umiliazione per chi,co­me lui, si candidava a guida­re il Paese con una nuova destra che esiste soltanto nella sua fantasia.

Il Terzo Polo insomma è già morto e sepolto, Fini e l'allegra compagnia dell' opposizione assomigliano sempre più alla definizio­ne che Winston Churchill diede dei suoi colleghi «abi­l­i a prevedere quello che ac­cadrà domani ma più abili a spiegare, poi, perché non è accaduto». E l'ultima, di una lunga serie di fesserie, era che il governo sarebbe caduto oggi sul voto per continuare la missione mi­­litare in Libia. Bossi il pacifi­st­a contro Berlusconi guer­rafondaio. Delle tante pan­zane sentite in questi mesi è la più assurda. Il premier vuole uscire dalla guerra tanto quanto la Lega, e se avesse la certezza che bom­be alleate hanno davvero ucciso il figlio e i nipotini di Gheddafi lo farebbe anche subito, alla faccia degli im­pegni e dei trattati interna­zionali. «L'Onu non ci ha dato il mandato di uccide­re i bambini», si è sfogato il presidente del Consiglio con i suoi collaboratori nel­le ultime ore.

Ma al di là del merito del­la questione, quello che non appare in discussione è l'asse Bossi-Berlusconi, il quale non necessariamen­te coincide con quello Lega- Pdl. Che tra i due partiti ci siano reciproci malumori e tensioni non è un mistero. Né cosa particolarmente grave in piena campagna elettorale. Ognuno tira ac­qua al proprio mulino. Eventuali conti saranno re­golati a urne chiuse, in base ai risultati, in particolare quello per la riconferma di Letizia Moratti a sindaco di Milano.

Questa maggioranza, quindi, tiene anche in poli­­tica estera. La mozione che sarà approvata oggi in Par­lamento è di buon senso. In sintesi l'Italia pone con­dizioni operative e tempo­rali per l'operazione Libia e apre nuove possibilità di so­luzione politica del caso.

Ma ieri è stata anche, tan­to per cambiare, la giorna­ta delle Procure, molto atti­ve in fase elettorale. Quella di Milano ha indagato per vilipendio Roberto Lassini, il candidato consigliere dei manifesti pm-Br. È stato ri­spolverato un reato d'opi­nione d'altri tempi (codice Rocco) che non viene utiliz­zato quando la libertà di espressione colpisce altre istituzioni meno care alla magistratura. Pare che in questo paese gli unici a po­tere dire indisturbati cose in libertà siano i pentiti di mafia. Ieri Giovanni Bru­sca, quello che sciolse un bambino nell'acido, ha de­posto in un processo a Fi­renze dando una nuova, ennesima ricostruzione di fantomatici contatti tra ma­f­ia e Berlusconi all'inizio de­gli anni Novanta (questa volta ha coinvolto anche l'ex ministro Mancino). C'è da scommettere che Santo­ro ci farà su la puntata. Poi, tra un mese, come Fini in politica, ci spiegherà per­ché si era sbagliato.