Altro colpo ai Casalesi Il covo del boss era vicino alla polizia

Casal di Principe (Caserta)Nel cortile della palazzina a due piani dove si nascondeva da qualche giorno è finita la latitanza del boss Mario Caterino,54 anni, ritenuto il «numero 2» del clan dei Casalesi. Inserito nell’elenco dei 30 ricercati più pericolosi del Ministero dell’Interno, Caterino, una condanna all’ergastolo con pronuncia definitiva della Cassazione ha tentato una fuga impossibile. Ma trenta poliziotti avevano chiuso ogni possibile via di fuga al boss mentre un elicottero era sceso fino a pochi metri dalla sua testa. A quel punto, al vice di Francesco Schiavone detto Sandokan (in carcere dal ’98) non è restato altro da fare, se non porgere i polsi alle manette di un poliziotto. Era l’una del pomeriggio di ieri quando lo Stato è andato a imporre la legge proprio in quello che fine a qualche tempo fa, sembrava il tempio inviolabile della potente camorra casalese: Casal di Principe. Il capo camorra si nascondeva in via Toscanini, poche centinaia di metri dalla Sezione distaccata della Squadra mobile casertana. Tracotante, arrogante, Caterino aveva sfidato lo Stato convinto di beffarlo. Invece…Da qualche giorno, proprio gli agenti della Mobile di Casal di Principe avevano iniziato a tenere d’occhio la palazzina a due piani di via Toscanini, a causa di un sospetto via vai di persone, che si recava nell’abitazione gestita da un insospettabile imbianchino (poi arrestato per favoreggiamento personale dall’avere agito allo scopo di agevolare l’associazione mafiosa dei casalesi ) Crescenzo Della Corte. L’arresto di Caterino, ammanettato praticamente a casa sua rappresenta la conferma delle difficoltà che la cosca più potente della Campania sta vivendo ormai da mesi. Il 17 novembre dello scorso anno, infatti, a Casal di Principe era stato arrestato il capo clan Antonio Iovine, ritenuto il «numero due» dell’ intera organizzazione camorristica. «Caterino è un camorrista di assoluto carisma ha fatto la storia dei casalesi. Quando togli un latitante si crea un grande scompiglio nel clan», spiega il Questore di Caserta, Guido Longo. Quando ieri all’una la presenza del boss nella palazzina di via Toscanini è stata certa è scattato il blitz. Tutto è durato un paio di minuti al massimo. Poi gli agenti della Squadra mobile di Caserta e della Sezione Criminalità organizzata della Questura di Napoli hanno spinto il boss in un’Alfa «civetta» e in pochi minuti hanno raggiunto la Questura di Caserta. Nel piazzale i 30 agenti, con il loro capo della Squadra mobille, Angelo Morabito, che li aveva guidati all’azione finale hanno trovato ad attenderli poliziotti e funzionari che hanno applaudito i loro colleghi tornati vincitori da Casal di Principe. Appena 9 giorni prima, la Mobile casertana aveva messo le manette ai polsi di un altro eccellente della cosca dei casalesi: Vincenzo Schiavone, il cassiere della cosca capeggiata da Sandokan, sorpreso in una villetta nell’avellinese. È sorridente, soddisfatto, il Procuratore Giovandomenico Lepore. «Caterino è un esponente storico della cosca dei casalesi, con Michele Zagaria regge le fila dell’organizzazione ma, adesso tocca a lui». Esulta anche il Presidente della Campania, Stefano Caldoro: «La cattura del latitante Mario Caterino rappresenta un ulteriore passo in avanti nella lotta alla criminalità organizzata. Faccio i complimenti anche a nome della giunta al governo, alla magistratura ed alla polizia per l'operazione portata a termine».
carminespadafora@libero.it