Un altro corteo degli autonomi E torna la paura

Enrico Silvestri

da Milano

Il vento non ha ancora spazzato via dal centro i fumi dei roghi accesi dagli antagonisti e dei lacrimogeni sparati dalla polizia per disperderli, che già Milano si rimette l’elmetto. Si avvicinano infatti due scadenze cruciali per l’ordine pubblico: l’anniversario della morte di Davide Cesare detto Dax, ucciso a 26 anni nel 2003, durante una rissa con tre simpatizzanti di destra, e la sentenza del processo per i disordini al San Paolo. Subito dopo l’accoltellamento, infatti, molti antagonisti si concentrarono davanti all’ospedale scontrandosi duramente con polizia e carabinieri. I centri sociali intendono manifestare sabato 18 ma non hanno ancora chiesto il permesso in Questura, quasi vogliano attendere che passi la bufera.
L’unica dimostrazione certa dunque rimane la fiaccolata che dopodomani alle 20 attraverserà i luoghi dei disordini. L’ha promossa l’Unione del commercio presieduta da Carlo Sangalli, registrando immediatamente una serie di adesioni «pesanti». Innanzitutto i due candidati sindaco di centrodestra, Letizia Moratti, e centrosinistra, l’ex prefetto Bruno Ferrante, e il presidente della Provincia, il diessino Filippo Penati, con tanto di gonfalone istituzionale. Hanno poi annunciato la loro presenza Margherita, Ds e Alleanza nazionale, che ha lanciato per prima la proposta, ma via via arriveranno altre adesioni. Giovedì dovrebbero essere a Milano Gianfranco Fini, Romano Prodi e Piero Fassino, che potrebbero sfilare insieme ai commercianti. E non si esclude la presenza del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
La magistratura ha iniziato ad approfondire le posizioni dei 41 arrestati, scesi l’altra sera a 38 per la scarcerazione di tre persone, tra cui Marta Canidio, 27 anni. Il pm Piero Basilone ha confermato i fermi e chiesto la custodia cautelare in carcere per i 35 maggiorenni, tra cui 9 donne e tre stranieri (un francese, un tedesco e un albanese), che questa mattina verranno presi in esame dai gip Mariolina Panasiti ed Enrico Manzi. Spetterà invece al giudice dei minori esaminare la posizione di tre ragazzi di 16 e 17 anni. Una relazione della Digos ai giudici sostiene che l’azione di sabato fu pianificata il 1° marzo in un’assemblea di diversi centri sociali milanesi.