«Un altro Costacurta? Aspettate Achille o prendete Barzagli»

Franco Ordine

Caro Costacurta, auguri per i suoi splendidi 40 anni. Ci svela l’elisir della sua lunga vita di atleta?
«Sono due le spiegazioni, forse anche banali. Primo motivo: in carriera non mi sono mai fatto male seriamente, così sono riuscito a preservare muscoli, tendini, ginocchi. Secondo motivo: ho fatto vita da atleta ma senza rinchiudermi in un monastero».
Si spieghi meglio: cosa vuol dire?
«Che non mi sono mai fatto mancare un whisky o un tiramisù né una serata in discoteca, ma l’ho fatto nella misura giusta e nei periodi giusti».
Per la verità non si è fatto mancare nemmeno le belle donne...
«Esatto. Belle ma poche che vuol dire rapporti stabili e duraturi e anche in questo campo mai una esagerazione».
A proposito, cosa pensa del sesso: fa bene prima di una partita?
«Far l’amore la sera prima non rovina, non mi è mai capitato di sperimentarlo perché ero sempre in ritiro».
Caro Costacurta, lei ha attraversato tutti i cambiamenti del calcio italiano. Ce li racconta?
«Trenta, trentacinque anni fa c’era il medioevo. Io sono arrivato, diciamo, durante il rinascimento, e sono sbarcato all’era moderna. Allora si giocava un calcio meno fisico, con meno pressing, avevi tutto il tempo di preparare il passaggio o il tiro in porta, non c’erano rivali pronti a saltarti addosso».
Passiamo in rassegna gli allenatori: cominciano da...
«Fabio Capello, il mio primo allenatore nella Beretti: è stato lui a formarmi caratterialmente».
Poi venne Arrigo Sacchi...
«Il maestro della tattica e del rigore professionale negli allenamenti».
Quindi Tabarez...
«Passiamo oltre».
Zaccheroni...
«È il tecnico che ha avuto maggiore fiducia nei miei mezzi, mai mi sono sentito così importante, come ai suoi tempi, a Milanello».
Terim...
«Venivamo da due mondi diversi. E non lo dico perché non mi faceva giocare. C’era un abisso scavato tra noi due».
Possiamo chiudere con Ancelotti...
«Mi avevano dato tutti per morto, finito, e Carletto mi ha praticato la respirazione bocca a bocca, con cui mi ha fatto tornare in vita. Perciò mi infuriai quando usarono contro di lui una mia espressione sul logorio dei 4 anni».
A proposito di nazionale, c’è chi sostiene che nel ’96 lei non rese al meglio perché geloso di Martina. È vero?
«Non voglio passare per presuntuoso ma sono convinto d’avere giocato meglio in Inghilterra che due anni prima, nel mondiale Usa».
Ha deciso cosa farà da grande?
«Mi sono iscritto al corso di Coverciano per avere un’opzione in più, ma la mia vocazione è quella di sempre, dietro una scrivania, alla Braida, a scoprire talenti».
Dicono che che dopo un Milan-Vicenza lei andò da Galliani e gli disse: prendete Toni, è uno che si farà?
«Verissimo. Ma non ci voleva un gran genio a capire come sarebbe finita con quel lungagnone. Me la sono venduta per far capire che sono portato al mestiere».
Dopo oltre 20 anni, vuole darci il podio dei suoi rivali più grandi?
«Ronaldo mi ha fatto impazzire, a seguire Maradona con Careca e Giordano. Klinsmann no, mi risultava solo antipatico. Tra quelli della mia generazione metterei davanti a tutti Paolo Maldini, con Roberto Baggio, Franco Baresi e Albertini».
È vero che quando sentite parlare di Van Basten vi fate ancora il segno della croce?
«Non proprio ma quasi».
Cosa cambierebbe nel calcio di oggi?
«Vado controcorrente: farei una superlega di A, con squadre con pari forza tecnica, economica e con stadi adeguati».
C’è un altro Costacurta in giro?
«Se il Milan ha un po’ di pazienza e aspetta Achille bene, altrimenti si rivolga a Barzagli, del Palermo».
Lei che s’intende di rimonte, cosa ne pensa della Juve a più 3?
«L’ho vista in tv sabato pomeriggio, non è così cotta come si sostiene, mi sembra sfortunata, ora ci ha dato speranze».
E di Barcellona cosa pensa?
«Che per passare ci vuole una partita perfetta del Milan. Mi basterebbe che il Barcellona ripetesse la prova di San Siro per avere qualche chance in più».
Chiudiamo con la politica: cosa farà con la proposta della Moratti?
«Ho sciolto la riserva, voterò la Moratti e la sosterrò in modo convinto, ma non entro in lista, devo giocare un anno».
Cosa pensa del post voto nazionale?
«Sono un berlusconiano di ferro che apprezza Veltroni».