Un altro hotel per cinesi. Tra i computer

Di giorno internet point di sera «bed and breakfast» per cinesi, accomodati, si fa per dire, sulle poltroncine sistemate di fronte alle 80 postazioni. Al momento dell’irruzione della polizia, una trentina di orientali stavano acciambellati alla bell’e meglio, metà clandestini. La scoperta è stata fatta grazie alle segnalazioni di alcuni cittadini, giusto com’era successo un paio di settimane fa per l’hotel sotterraneo di in via Mac Mahon.
Ancora una volta dunque viene a luce una condizioni di degrado e di pericolo, grazie all’ottimo lavoro eseguito dagli agenti delle volanti diretti da Ivo Morelli. Un lavoro mirato soprattutto a creare il miglior rapporto di fiducia poliziotto-cittadino. E infatti anche in questa occasione il «blitz» è arrivato dopo che alcuni residenti di Chinatown avevano segnalato un continuo via vai in via Aleardi 11. Qui ufficialmente ha sede uno dei più grossi internet point di tutta Milano, con ben 80 postazioni. Frequentatissimo di giorno e ancora di più al momento di tirar giù la cler. Chiuso infatti l’ingresso principale, apriva quello secondario.
Per carità discreti erano discreti i clienti, ma frotte di decine di cinesi che sciamavano dall’alba al tramonto non potevano passare inosservati. Da qui la denuncia. I poliziotti delle volanti Garibaldi e Farini hanno messo sotto sorveglianza l’edificio scoprendo la doppia attività. Così l’altra sera verso le 23 gli agenti hanno fatto irruzione trovando 32 cinesi tra i 18 e i 45 anni, sistemati sulle poltrone simil pelle marrone. Accanto al computer le loro misere cose: uno zainetto, due scatolette di cibo in scatola, il necessaire da toletta, da usare nell’unico bagno a disposizione. In un locale separato, con accesso dal cortile, un deposito di cibo liofilizzato conservato in grosse scatole di cartone e pronto per essere consumato. In un angolo, infatti, era nascosto un bollitore da cucina. Nella cassa sono state trovate tre «mazzette» di denaro da 750, 850 e 275 euro.
Gli investigatori hanno individuato il «direttore» dell’albergo, un ragazzetto di 18 anni che, sollecitato dagli agenti, ha spiegato come il titolare del doppio esercizio avesse altre attività simili in giro per la città. Poi l’ha chiamato al cellulare: l’uomo dall’altra parte dell’apparecchio ha detto di trovarsi, guarda la combinazione, in Cina e non potersi quindi presentare in questura per essere interrogato. Se veramente non si trovava all’estero l’altra sera, sicuramente sarà riparato oggi, viste le grane che lo attendono. Come detto gli ospiti erano in tutto 32, 23 dei quali irregolari e per questo finiti in via Fatebenefratelli per la fotosegnalazione di rito e relativa espulsione.
Più o meno lo stesso numero trovato in via Mac Mahon 77: 28 cinesi, dodici clandestini, quarant’anni il più vecchio, quattro bambini di cui due neonati di tre e sette mesi. Ancora peggiori le loro condizioni: vivevano stipati in un sotterraneo, con ingresso da una botola sul marciapiede. Una fuga di gas, un principio di incendio e avrebbero fatto tutti la fine del topo.