Altro no dei rifugiati «Vogliamo soluzioni per tutte le etnie»

«Settanta di noi sono senza una sistemazione. Il caso non è risolto»

«Manca la soluzione definitiva solo per 70 rifugiati». Per alcuni (pochi) minuti sembrava che la vicenda dell’ospitalità dei profughi di via Lecco fosse vicina alla svolta. L’assessore provinciale ai Servizi sociali Francesca Corso ha aperto le porte dell’ex convitto di viale Piceno «entro la prossima settimana», mentre la responsabile ai Servizi sociali di Palazzo Marino Tiziana Maiolo ha confermato la disponibilità, a partire dal 16 gennaio, dell’ex asilo di viale Fulvio Testi gestito dall’associazione «Farsi Prossimo».
Si tratta di sistemazioni definitive che potrebbero accogliere per i prossimi sei mesi rispettivamente 50 rifugiati eritrei, la struttura messa a disposizione dal Comune, quelli oggi alloggiati nel complesso delle docce comunali in via Pucci. E 60 sudanesi, l’ex brefotrofio provinciale, le persone che adesso vivono nel dormitorio di viale Ortles. Secondo i conti delle associazioni e dei rappresentanti dei rifugiati mancherebbero all’appello i 50 eritrei sistemati in via Anfossi, più una ventina di persone del villaggio di container di via Di Breme. Qui rimarrebbero i 55 etiopi che hanno accettato fin dalle prime ore dopo la prima notte passata all’aperto in via Lecco la sistemazione in zona Musocco.
Durante la conferenza stampa a Palazzo Isimbardi i portavoce dei rifugiati hanno espresso la loro opinione: «Oggi ci aspettavamo una soluzione che potesse essere per tutti. Ringraziamo per l’impegno a trovare sistemazioni, ma per il momento ci sono solo risposte parziali. Sembra che ci siano soluzioni per i rifugiati di via Pucci e viale Ortles, ma restano irrisolte le situazioni di quelli in via Anfossi e via Di Breme. La situazione è in stallo, non è ancora risolta. Il Comune non dialoga direttamente con noi. Non può continuare a trattare con i singoli gruppi etnici, deve riconoscere la nostra istanza collettiva».
Da Palazzo Marino giunge un ultimatum alle richieste dei profughi: «Giorno dopo giorno, abbiamo passato ore con le tre comunità intere a discutere di problemi importanti e anche ad ascoltare “capricci” sulla marca del dentifricio, piuttosto che sulla televisione satellitare - dicono Maiolo e Manca -. Il Comune di Milano, come è nello stile del sindaco Albertini e della giunta, continuerà a lavorare, ma solo con le persone che, a partire da oggi, accetteranno, sottoscrivendolo, il programma di sei mesi per la prima integrazione reale nella società milanese».