Altro schiaffo a José Squalifica per le espulsioni pilotate

Non è un gran momento per lo special one. Vittima e martire. Come si dice in portoghese, cornuto e mazziato? Dopo la manita del Barcellona, cinque dita sulla faccia arrossata, ecco un altro schiaffo che arriva dalla Svizzera, sito di Nyon, sede dell’Uefa: squalifica per una giornata, con l’optional di un altro turno con la condizionale e ammenda di quarantamila euro per la furbata di Amsterdam, la sceneggiata dell’autoespulsione di Sergio Ramos e di Xavi Alonso, roba da calcio parrocchiale allestita dal tecnico portoghese per pulire la fedina calcistica dei due, diffidati, in vista dei prossimi impegni di champions. Dunque Josè Mourinho non potrà sedersi in panchina nell’ultima partita del turno iniziale contro l’Auxerre, incontro ininfluente ai fini della classifica, il Real Madrid è già qualificato, la sanzione non cambia di una virgola lo scenario. Josè Mourinho campione d’Europa si è fatto riconoscere un’altra volta dall’Europa medesima, ha recitato la parte del furbetto del palloncino, dimenticandosi che Il Grande Fratello non concede alibi, gli obiettivi delle telecamere ormai arrivano dovunque, comunque. Riassumo la vicenda: le immagini di Amsterdam lo hanno, infatti, sorpreso mentre suggeriva coprendosi la bocca con la mano, prima a Chendo poi a Dudek, di trasmettere il messaggio ai due calciatori in campo. La gag si è realizzata con Dudek, il secondo portiere del Real, che, dopo una corsa, ha raggiunto Casillas, vicino alla porta, gli ha sussurrato all’orecchio l’ordine dell’allenatore; a sua volta Casillas ha comunicato a Sergio Ramos l’informazione, poi trasmessa anche ad Alonso. Una commedia madridista con la regia di un portoghese, un’opera buffa non degna di un grande club quale è il Real, prima, durante e dopo il regno di Josè. Roba già vista altrove ma con un decoro e una discrezione differenti. Ma Josè Mourinho recita a soggetto, il teatro è suo anche se il vero proprietario si chiama Porto, Chelsea, Inter o Real Madrid. È lui il mattatore, è lui il saltimbanco, è lui quello che provoca i tifosi del Liverpool, è lui quello che insulta Wenger, è lui quello che fa il gesto delle manette a San Siro, è lui quello che si infila nell’autovettura di Florentino Perez un minuto dopo il trionfo dell’Inter in Champions; è lui quello che «non sono un pirla»; è lui ancora il cialtrone di Amsterdam; e infine ancora lui, l’allenatore che scarica sulla squadra, esclusivamente sulla squadra l’umiliazione del Camp Nou. Il verdetto dell’Uefa mi sembra, comunque, eccessivo: il regolamento permette, o meglio non vieta, quello che il Real Madrid ha messo in scena nella partita contro l’Ajax, ma è pur vero che un professionista del censo di Mourinho abbia dei doveri, diciamo pubblici, legati al comportamento e all’immagine del football. Prevedo lacrime, lamenti, proteste dei girotondini di Josè. I fogli vicini al Real parlano di «Uefadada», attaccano Michel Platini che è rimasto, invece, ai margini di questa vicenda, non condividendone la portata, nel pieno rispetto, comunque, degli organi disciplinari.
Josè Mourinho resta un protagonista, nelle vittorie, nelle sconfitte, sono certo che il numero dei suoi amanti, nel mondo (lui ritiene anche nell’universo), crescerà vertiginosamente dopo quest’ultimo episodio. Il resto, i suoi errori tattici, le sue scelte sbagliate, le baruffe con i calciatori - con Diarra a Barcellona - non contano. Sono cose di calcio. Con il teatro non c’entrano.